Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
Ad Maiora - Mauro Lupi
Caffè Europa
Ciottoli
Gago 2.0
I media-mondo
MyMovies
RelaZioNandO
Rogue Waves
TvBlog
Xtm
In *loading* per queste vie


Insomma, difficile non sentirsi fieri e invidiosi dopo un incontro così col grande Giulio. Fieri perché qualcosa di Roma scorre attraverso i millenni e ti lascia ancora stupito di quanto grande fosse il passato repubblicano e imperiale e di quanto ancora se ne respiri l'atmosfera nelle pieghe della città, lontano dagli odierni luoghi del potere, immersi tra cammini e monumenti che sono in effetti capaci di resistere al tempo. Invidiosi perché Cesare è la quintessenza dell'unicità, colui che ha modellato il mondo da quasi tutti i punti di vista: le conquiste militari, la riforma del calendario, la normativa per il traffico, i commentari, le opere, il diritto, l'urbanistica... Impossibile non essere schiacciato da una simile forza vitale. Un genio inarrivabile. D'altronde il fatto che i grandi del mondo continuino a farsi chiamare come lui (kaiser, czar...) qualcosa vorrà pure dire! Bella mostra, articolata, con oggetti e opere d'arte non ovvie, rare a vedersi e di fattura squisita. Mi chiedo, in polemica minore, perché solo in Italia ci si ostini a richiedere l'accredito per i giornalisti: in tutto il resto del mondo civile la tessera è sufficiente, da noi se non ti manda qualcuno anche in biglietteria nulla da fare
La "puntata" peggiore della serie, finora. L'opera di ri-visione delle storie di James Bond prosegue indefessa e stavolta trova, nonostante tutto, buoni spunti. Mi sembra un episodio di transizione, tra l'impostazione classica dei precedenti e la strada imboccata in seguito e che ha portato all'ultimo Casinò Royale e al Quantum of Solace appena uscito. La spettacolarizzazione, tuttavia, è maldestra, tanto da sembrare una caricatura di se stessa: la coppia di cattivi alla Krup e Vandemar è patetica, i movimenti scoordinati, le battute - forse mal tradotte - surreali. La Bond girl, invece, è notevole: Jill St John, già molto più sexy della norma del tempo. E questo credo sia uno dei punti forti del film: la Las Vegas dove poche macchine mettono in scena l'anticipazione di uno dei must del cinema d'azione, l'inseguimento rocambolesco nel traffico, è la stessa città di CSI e mille altre storie, eppure sembra un altro pianeta! Stesso discorso per la grandiosità dell'aeroporto di LA e per tutte le rappresentazioni magiche della Tecnologia che costellano le avventure del buon James Bond. Qui si dà a vedere il fascino ingenuo del Progresso, il suo essere smisurato che non può che culminare nello spazio e nella minaccia ogni volta definitiva. Solo dopo arriveranno le storie piccole. In questo tempo ancora benedetto dall'incoscienza, l'eroe ha soltanto una possibilità: salvare l'intero genere umano.

Ogni volta mi dico che i creatori (non i creativi) della Pixar e delle altre grandi firme dell'animazione sono arrivati all'ultimo traguardo, che più di così non si può fare. E ogni volta devo ricredermi. Quest'oggettino qui sopra è assolutamente adorabile! Non sono solo l'espressione da cocker, la forma o i suoni che emette a renderlo tale, ma il campionario geniale di movimenti, espressioni e atteggiamenti che i creatori di cui sopra sono riusciti a dotarlo. Volendo menzionare l'intelligenza emotiva, gli autori della Pixar hanno appena dato prova di una capacità di comprensione umana ed empatia di altissima caratura. Quando il piccoletto non sa come affrontare l'improvviso black-out della sua amata, la porta a guardare il tramonto tirandosela dietro con un filo acceso di luci di Natale. Non c'è un dettaglio nella scena che non sia perfetto, dai riflessi colorati di quei piccoli miracoli che riescono a donare un'aria di festa al panorama più squallido alle tenerezze imbarazzate di Wall-E, che non è abituato alla compagnia e tanto meno all'amore. Sul registro dell'amore e dello squallore la commozione sfuma rapidamente in una rabbia sorda, perché lo stato del pianeta - e poi lo stato dei sopravvissuti
- è insopportabile. Tanto più perché attraverso la fiction filtra una verosimiglianza di fondo che alla fine ti spingerebbe a spintonare urlando la folla che ancora gira per le Porte di Roma alle nove di sera. Come al solito, l'idea che un film tanto tenero possa essere il racconto di un futuro prossimo e insensato viene rapidamente metabolizzata e resa inoffensiva e quegli obesi distratti e inutili su un'astronave sono ben altro da noi, cartoni animati fatti benissimo, per carità, ma sempre cartoni animati!
Dopo 45 anni sono di ritorno da una serata passata al Piper
in occasione della manifestazione qui accanto, TourMusicFest, a proposito della quale mi corre l'obbligo di scrivere qualche riga. Inizierei con le note negative: la prima che mi viene in mente sono i conduttori dell'evento, Francesco Giardina e Orsetta Borghero, che addito al pubblico ludibrio mediatico perché non avendo più a disposizione la pubblica gogna non posso tirar loro pomodori marci e altre simili ricercatezze. Due disastri! Mancanza di ritmo, battute da trivio, presenza scenica nulla, in altre parole un'apparizione inspiegabile a meno che non fossero finiti i fondi. La comunicazione non verbale della giuria, poi, lasciava intuire interrogativi esistenziali sul perché della loro partecipazione alla kermesse nel venerando locale, interrogativi sostenuti e rafforzati dalla qualità della performance di parecchi degli artisti convenuti. In particolare Luca Pitteri sembrava in balia di fantasie suicide. Detto questo, però, alcuni artisti meritavano
Segnalo in particolare i DamaDelizia, vincitori della categoria Original Bands con Ti rincontrerò, e Jacopo Ratini, vincitore della categoria Cantautori con StudiareLavoroPensione e poi muoio, titolo che già la dice lunga sullo stile e l'ironia. Due dei pochi che non erano immediatamente riconducibili a esempi più fortunati come Negramaro o Vinicio Capossela o addirittura il peggior Cecchetto di Gioca Jouer *sigh* Altra scoperta notevole la vincitrice dell'anno scorso, Eleonora Giudizi, che un anno di affinamento tra le mani dei guru della produzione ha reso una performer di classe. Non mi baci mai senz'altro la cosa migliore sentita in serata. Concludo menzionando anche MikiRoller (Michele Fierè) che, con Imparare a respirare, si sarebbe meritato l'ex aequo per la categoria Cantautori.
Che dire? F-A-N-T-A-S-T-I-C-O! Stavolta i fratelli Ethan e Joel Coen si sono superati, tirando fuori dal cilindro un film verosimile e al tempo stesso surreale, dove la storia ruota attorno al nulla e invece di suscitare noia o fastidio si impone come emblematica dell'intero farsi della società contemporanea. Raccapricciante nella sua plausibilità. Perfettamente ritratta dallo scambio di battute conclusivo: "Che cazzo di casino! Palmer, cosa ne abbiamo imparato? Abbiamo imparato a non farlo di nuovo, anche se non sappiamo cos'è che abbiamo fatto..." Detto dalle alte sfere della CIA non è male, affatto male. Male è che riesci a immaginartelo senza nessuna difficoltà, che appare allo stesso tempo assurdo e realistico, proprio come i personaggi. Il cast è qui accanto e non c'è nulla da aggiungere. I personaggi sono incredibili, vuoti, divertenti, angoscianti, esasperanti, tutto insieme. Come dice un mio amico C-O-N-T-E-M-P-O-R-A-N-E-A-M-E-N-T-E

Dirt sta per sporcizia, immondizia - anche polvere, ma la polvere a parte che per i nuovi maniaci dell'igiene non ha necessariamente connotati negativi. Ricordo una bella canzone di Ruggeri che ne parlava, prima o poi posto il testo... Questa dirt invece rientra nelle prime due accezioni. È un serial che ho beccato in seconda (e ultima, scopro ora senza troppa sorpresa) stagione: secco, tagliente, feroce. Infinitamente triste. La bella Courteney Cox, smessi i panni di Monica in Friends, è Lucy Spiller, caporedattrice di un magazine dedicato al gossip estremo - perlomeno secondo me, ma non credo di fare testo. Le dinamiche grazie alle quali ottiene informazioni e scoop, il mondo in cui si muove e i criteri che lo muovono sono ritratti con disincanto cinico, dal quale traspare però un'ombra di giudizio. Bello che qualcuno l'abbia prodotto, ovvio che non abbia retto.
D'accordo, forse non è un capolavoro, ma a me è volato e Will Smith dona come sempre un certo non so che a un film, per quanto mal costruito possa essere
Il problema sta nella frenesia esplicatoria che ogni tanto prende anche chi tratta argomenti dove di razionale non c'è granché: la razionalizzazione imperante costringe chiunque a ritenere di dover dare spiegazioni coerenti di ogni data situazione e così... Beh, non voglio scrivere uno spoiler perché secondo me è cmq un film che merita, capace di farti fare belle risate, con una Charlize Theron che rivela un lato comico insospettato e una bellezza davvero ultraterrena, complice un trucco magistrale, e svariate situazioni degne di nota. Non posso però non notare come il film stesso, poi loro vittima, nasca da tensioni tra immaginario e ragione, nella nostra peculiare e triste versione. E' lo stesso tema de Gli incredibili, in questo decisamente più radicali e paradigmatici: ma ti pare che si chiedano i danni a un supereroe? che lo si debba rendere piacevole a vedersi, pena il non essere accettato dalla comunità stessa che protegge? Un'uniforme, questa è una delle soluzioni brillanti che il suo fan - e vorrei vedere, visto che gli ha salvato la vita! - Jason Bateman escogita per rimediare alla sua mancanza di appeal: scelta che simbolicamente la dice molto lunga sulla capacità di gestione dello straordinario delle nostre povere menti obnubilate. E poco male che la sua presenza contenga cmq il crimine a livelli altrimenti irraggiungibili: è molto più destabilizzante un eroe che non corrisponde allo stereotipo corrente - superchecca, come dice Hancock - che non assassini e ladri psicopatici. C'è di che aver pena di una società che non sa più neanche immaginare i suoi eroi 
Si cominciano a riprendere le sane, vecchie abitudini, a Roma è venuto giù di tutto stasera e il clima era adatto a una visione che rimandavo da tanto. Non mi ci vedevo di fronte a La ragazza del lago in una sera estiva, chissà perché
Com'è come non è, la sensazione è che non avessi tutti i torti: anche se non piove, anzi c'è spesso il sole, il film è cupo, adatto ai primi temporali d'autunno; sfugge alle mie solite obiezioni sui film italiani, tutti molto bravi, perfino Valeria Golino, tranne che per quanto riguarda la colonna sonora: se mancasse la cinematografia italiana, i violoncelli non li produrrebbero neanche più! A parte questo, l'indagine di Toni Servillo è una boccata d'aria dagli stereotipi americani: ve lo figurate Gil Grissom che dorme a casa di uno dei suoi collaboratori, pronto a preparargli un letto d'emergenza? O un inseguimento a piedi sfiatato senza l'immancabile corteggio di auto a sirene spiegate? Film d'atmosfera, dicevo, che non rinuncia tuttavia a una trama, dimostrando che si può fare cinema d'autore senza osservarsi l'ombelico persi in un misticismo narcisistico. Molto bella la luce del lago montano - uno di quei posti dove anche l'aria è verde e che ricordano incessantemente che la natura non è solo posto da picnic, costante la presenza della malattia e l'interrogativo etico non detto.
Voglio sbilanciarmi: magnifico! Visionario! Ricco! Parliamo dell'ennesima trasposizione di fumetto? No, parliamo di una trasposizione fatta da Guillermo Del Toro, già ospite apprezzato di queste pagine con La spina del diavolo e Il labirinto del fauno, entrambi onirici, più locali, molto belli. In questo incontro col fumetto, il regista ha trovato secondo me la famosa "quadra", mettendo le sue doti immaginifiche e tecniche al servizio di un eroe... Vabbè, chiamiamolo eroe che se lo merita
che gli dà accesso all'intero Metaverso fantastico occidentale. Certo, la vena ispanico-messicana si perde, le note più lisergiche scompaiono, ma il risultato ne vale senz'altro la pena. Ci troviamo, con questo simpatico figlio del caos (Ron Perlman, sì Penitenziagite del Nome della rosa!), in un cocktail di immaginari che sfonda ogni definizione, passando da HPL - le divinità idiote del caos e l'iconografia lo urlano a ogni pié sospinto - all'occulto più tradizionale, alle pagine oscure della Seconda Guerra mondiale, agli interrogativi ufologici e paranormali: e questo solo per la prima puntata! Nella seconda siamo in compagnia
di elfi e troll e mitologia irlandese, ma non solo. Profondo l'influsso della London below di Neil Gaiman nella scena del mercato dei troll sotto al ponte di Brooklyn (leggetevi Neverwhere, se ancora non l'avete fatto!) e potente il richiamo dei labirinti di Piranesi nelle immense scenografie ipogee della città irlandese. Altrettanto forte l'eredità di Terry Gilliam e del suo universo fantastico, per esempio nella scena dell'incontro col troll sulle brughiere dell'isola lontana e in genere nell'organizzazione simbolica, mentre per l'intera saga il richiamo estetico a Myst è ovunque, nella splendida varietà di ingranaggi e marchingegni che restituiscono un tocco materiale alla meccanica, salvandola da Cartesio e Newton e dandole l'aura magica che meriterebbe. E questo credo sia il punto più importante: con questi due film, Del Toro riesce efficacemente a reincantare il reale, a infrangere il grigiore che l'utilitarismo occidentale ha sparso per ogni dove, con la sua pretesa di prevedibilità e controllo. Sarà anche Hellboy - e i suoi pard, Abe Sapiens (Doug Jones) e la bella Liz (Selma Blair) - che riesce a essere più umano di molti uomini che lo circondano e a evitare allo stesso tempo gli abissi lacerati di troppi supereroi contemporanei, talmente problematici da risultare pallosi
Due film che meritano attenzione, oltre a scorrer via con un ritmo mai affaticato; che offrono stimoli di riflessione, risate e momenti di altissima poesia, come lo scontro con l'Elementale della Natura e il vero reincanto che sa donare a New York, come ultimo, nostalgico addio! E soprattutto niente pupe seminude o altri ammiccamenti ultimamente insopportabili.
utente anonimo in Dopo 45 anni sono di...
utente anonimo in Dopo 45 anni sono di...
FabioDA in Dopo 45 anni sono di...
FabioDA in Dopo 45 anni sono di...
utente anonimo in Dopo 45 anni sono di...
FabioDA in Ogni volta mi dico c...
herdakat in Ogni volta mi dico c...
oggi
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005