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domenica, 04 ottobre 2009

Gattocomunisti - Vauro
La maglietta era finita, anzi è proprio esaurita *lol* Da sociologo marcio, farabutto e gattocomunista trasformo questo fatto anodino in indicatore e vi leggo la sorpresa - una bella sorpresa! - del Manifesto alla risposta della famosa "ggente" al bisogno di manifestare, nel senso forte di dare a vedere, rivelare agli altri. E il fatto che ci si manifesti gattocomunisti mi sembra fantastico, il segno di una parte politica - che non chiamerei più sinistra, per quanto mi dolga, perché è un termine fuorviante e obsoleto - una parte politica, dicevo, che si emancipa dagli schemi suoi e altrui e riscopre la forza dell'ironia e del riso e, forse, auspicabilmente, apre gli occhi a nuovi ideali, nuove scale di valore. In piazza ieri, a quella splendida farsa, c'erano molti giovani, per fortuna. Uno persino un mio studente arrivato da Perugia. Ci siamo detti che ci sarebbero stati modi migliori di passare un sabato pomeriggio, ma anche che dal nostro punto di vista non c'erano alternative. E riconosco di essere un po' stanco, a dover scendere di nuovo in piazza come ai tempi del liceo, perché l'allarme continua e anzi peggiora, perché ciò che dovrebbe essere ormai scontato, presupposto della vita civile, è a rischio e pare che a molti non interessi... C'era un bellissimo striscione, con una frase di Gramsci che non posso non sottoscrivere:

Odio gli indifferenti!

Postato da: FabioDA a 14:48 | link | commenti |
bagliori, rotte

sabato, 08 agosto 2009

In Bruges - La coscienza dell'assassinoCome è ormai un classico, il primo post dopo l'estate compete a un film che non avrei probabilmente visto in altre occasioni e all'annuncio di foto anglo-gallo-irlandesi che dovrei pubblicare a momenti su Flickr. Sui momenti, com'è ormai un classico, c'è da discutere *lol* Su In Bruges probabilmente pure A quanto mi risulta è il primo film concepito come un lungo spot sull'omonima città belga dove - come afferma a un certo punto Ralph Fiennes - vanno troppo pochi turisti, trovandosi in un posto sfigato come il Belgio: meglio così. dopotutto, sennò la rovinerebbero... E in effetti i primi venti minuti potrebbero essere docufiction, anche un po' lenta. Poi però la trama comincia a svolgersi e l'atmosfera si fa surreale: dialoghi e situazioni degne del teatro dell'assurdo, fili che iniziano ad annodarsi per tessere infine un crescendo che culmina in una bella tragedia. E non sto facendo ironia. Alla fine torna tutto, persino il turista americano testardo e obeso. Colin Farrell sembra forse un po' troppo un cocker, ma quando serve lampeggia a dovere, come lo skinhead frocetto impara a sue spese; mentre Brendan Gleeson, con l'aria del killer per caso e controvoglia è notevole. Uno dei dialoghi della girandola conclusiva, sulla torre di Bruges, tra lui e Fiennes. è memorabile! Certo, se l'avessero fatto da Mad Eye Moody e Lord Voldemort in un qualche Harry Potter, sarebbe stato probabilmente inguardabile In questo caso, però, Martin McDonagh ha le idee piuttosto chiare e dirige una pellicola veramente inattesa. E consigliabile. Come, a occhio, l'auspicata gita a Bruges

Harold Pinter as Beckett's KrappGià che ho menzionato il teatro dell'assurdo, profitto per un commosso ricordo dei giorni irlandesi, quando al Players Theatre del Trinity College di Dublino ho beccato Krapp's Last Tape (qui accanto nell'interpretazione di Harold Pinter). A-D-O-R-O quel lavoro, il labirinto borgesiano che prende forma dalla voce disincarnata e irriconoscibile del vecchio che ascolta, collerico, mangiando banane... A che serve la memoria se la strappiamo dalle emozioni e la consegnamo in presa diretta a un nastro? E quando viviamo, se siamo così impegnati a registrare la nostra vita mentre scorre? Più che un doppio legame è un doppio abisso. E la rivelazione di un momento, anni dopo, fa solo rabbia... Una meraviglia, Beckett nei palazzi in cui ha studiato e poi insegnato. Con l'ameno clima che, più che di sky blue, fa parlare di Trinity blue, vista la mancanza di esperienza diretta del dublinese medio *lol* Come scrive una brillante autrice dell'isola verde, Marian Keyes, in un dialogo a Dublino: "Ma qui piove sempre???" "Cosa vuole che ne sappia, ho solo dodici anni!"

Postato da: FabioDA a 23:26 | link | commenti (2) |
visioni, lampi, rotte

venerdì, 26 giugno 2009

Andare a Parigi è sempre un'esperienza. Con la fortuna di una frequentazione non troppo episodica, poi, ci si riesce a muovere fuori dai frenetici ritmi turistici, andando per mostre, per vie, per luoghi meno abituali. E così, la settimana scorsa, oltre all'ormai tradizionale convegno solstiziale del CEAQ, mi sono fatto qualche regalino, comeVasily Kandinsky - Etages sempre anche con l'aiuto di un po' di zen. Si parte con una personale dedicata a Kandinsky a Beaubourg, visitabile fino al 10 agosto, per chi si trovasse a passare da quelle parti. Viaggio molto esauriente - forse persino troppo - nell'opera di un artista centrale del Novecento, nel quale si dà a vedere con chiarezza cristallina lo spartiacque tra astrazione e organicità, tra ricerca di simmetria ed essenzialità e tripudio di forme giocose e viventi. Per quanto possa sembrare strano, la mia preferenza va in questo caso alle ultime fasi, dal logo della mostra in poi. Vi ho trovato anche un omaggio di Feininger che costituirà la copertina di un mio romanzo, sempre che prima o poi lo finisca :) Poi, per restare nell'artistico, sono inciampato in un'altra cosa della quale non avevo proprio idea: Une image peut en cacher une autreuna mostra proprio strana, per la quale l'eventuale visitatore dovrà sbrigarsi, perché regge fino al 29 giugno. Une image peut en cacher une autre, ossia tutte le illusioni ottiche, i trucchi compositivi, le sciarade in immagine e chi più ne ha più ne metta create da secoli a questa parte con gli intenti più diversi. Cose pregevoli, inusuali e la presenza significativa dei lavori di tre autori chiave: Arcimboldo (con tre delle Quattro stagioni), Dalì (imperdibile l'intervista in video) e Raetz, con una stupefacente ultima sala di opere vertiginose. C'è stata anche la Biblioteca François Mitterand, la Festa della Musica con un eccellente concerto al Centre Culturel Italien e la presentazione del libro di un amico, ma per questo un altro post
Vasily Kandinsky - Le parc de Saint-Cloud

Postato da: FabioDA a 14:30 | link | commenti |
visioni, rotte

lunedì, 01 giugno 2009

Gigi Proietti
Fine settimana interamente affidato al caso. Ci sto decisamente prendendo gusto E' buffo in effetti andare al Sistina con i biglietti che arrivano da Todi tramite conoscenze universitarie, anche perché senza una partita di On Stage! mercoledì scorso non se ne sarebbe fatto niente e io di solito mi scordo di guardare il programma dei teatri. E dire che Gigi Proietti è fantastico! Questo spettacolo in particolare, Di nuovo buonasera, è un esperimento in nostalgia e cultura, uno spazio/tempo in cui si ride molto e si pensa parecchio e, soprattutto le generazioni meno giovani, si ricorda. L'eco der core, cantata allora da Gabriella Ferri, non la sentivo da più di trent'anni e dire che da piccolo i nastri di canzoni romanesche li distruggevo, a furia di ascoltarli... Mi sento un po' come Krapp, a volte, che scopre dei ricordi e quasi non capisce che sono i suoi. Il buon Gigi ha fatto un collage del variété, con atti unici di Eduardo, sketch, balletti recuperati filologicamente dagli anni della guerra d'Africa, canzoni e momenti da mattatore che ti fanno apprezzare quanto sia vasta e vissuta la sua cultura, quanto incarni il mestiere dell'attore, ormai insieme a pochi altri, temo. Non è che i giovani siano necessariamente meno bravi, è che il mondo da cui viene lui era diverso, più sofferto, più spesso, più artigianale. Non è un caso che la sua ex-scuola si chiamasse Laboratorio. E quanto je rode, come diciamo qui a Roma, che sia stata chiusa. E il Brancaccio, poi...Be Kind Rewind Vabbè, almeno noi lasciamo andare! Questo ieri. Oggi sono finito da amici che hanno appena rinnovato la sala video ed mi è capitato di vedere un film di cui altrimenti non avrei neanche saputo che esisteva: Be Kind Rewind, di Michel Gondry, regista col quale - qui su Aforismatica ci siamo già incontrati. Di nuovo mi chiedo chi sia il pusher dello sceneggiatore Un genio, immagino. Il film va visto, anche se la trama è accennabile: Jack Black, sempre più simile al mitico John Belushi, si carica magneticamente e cancella tutte le videocassette del noleggio di un amico. Non resta che rigirare tutti i film in casa, con mezzi scarsissimi e molta, molta creatività. Esempi di questa improbabile scuola di regia si trovano sul sito del film, ma giuro, vale la pena di vedere dove un regista/scrittore poco disposto a venire a patti col mercato è capace di arrivare. Manco a dirlo, un'altra splendida variazione sul tema dell'uomo artigiano, che ultimamente affiora un po' dappertutto. Sarà il re nascosto del XXI secolo?

Postato da: FabioDA a 00:13 | link | commenti |
visioni, rotte

domenica, 10 maggio 2009

Hiroshige - La pianura di Suzaki
Non uso spesso l'aggettivo "imperdibile", quindi una volta che lo scelgo dev'essere preso nella piena forza del termine. La mostra dedicata a Utagawa Hiroshige, maestro dello stile Ukiyo-e, le "immagini del mondo fluttuante", resterà al museo Fondazione Roma al Corso fino al 7 giugno ed è letteralmente imperdibile. Volendo, potrei sprecarmi in aggettivi, preferisco però lasciar parlare le immagini, per quanto non restituiscano - a mio parere e con buona pace dei fan del digitale - l'effetto particolare delle stampe realizzate a mano su carta di gelso. Siamo propriamente nel regno dell'ineffabile, del silenzio zen. Preferisco parlare più estesamente della mostra, perché tra i tanti musei che conosco ormai bene, questo del Corso riesce ogni volta a darmi un'impressione di novità e cura che merita di essere sottolineata. Anche se ogni tantoHiroshige - Rose sotto la neve e anatra l'illuminazione non è al meglio, l'attenzione riposta nel creare un'atmosfera particolare che sposi il soggetto delle esposizioni è lodevole ed efficace. Stavolta (per quella precedente clicca qui) abbiamo una riproduzione piacevole di un giardino giapponese all'ingresso, arredi e decorazioni in stile e poi stendardi, un piccolo laboratorio di calligrafia e perfino le hostess in kimono. Per non parlare dei timbri da raccogliere lungo il percorso, usanza dei pellegrini shintoisti giapponesi e di quelli jacobei nostrani Aggiungo un interessantissimo audiovisivo sulla realizzazione delle silografie che ha suscitato la mia più profonda invidia per la maestria dell'uomo artigiano. Tralasciando la formidabile influenza del maestro sulla pittura occidentale (tra gli altri Monet, Gauguin, Van Gogh, del quale sono in mostra due belle riproduzioni in altissima definizione delle Mostre impossibili della RAI), quello che più si accosta ai miei pensieri attuali è l'armonia e la spiritualità che emana dalle sue opere. Shintoista, Hiroshige incarna il versante del meraviglioso e del sacro che il New Age tenta invano di restituire. Lo stupore ammirato, l'empatia e il rispetto per i suoi soggetti (nonché l'abilità naturalistica nel restituirne pose e colori) sono molto più netti e incisivi di quanto non sappiano dire parole di rito, tanto lise ormai da sembrare ridicole. Ogni stampa, bozzetto, appunto è un'epifania, che mostra senza ausilio razionale quanto il "semplice" fatto del vivere debba esser riscoperto nella sua pienezza e nell'incanto che sempre lo accompagna. Se sapessimo recuperare anche una frazione di un tale spirito, l'allarme ambientale non potrebbe che scomparire... Assolutamente imperdibile.
Hiroshige - Luna d'autunno 

Postato da: FabioDA a 16:00 | link | commenti |
visioni, lampi, rotte

venerdì, 24 aprile 2009

David Bowie - Hunky DoryAdoro quando le cose si intrecciano e creano percorsi che non ti aspetti, si rinnovano e al tempo stesso conservano intatto il loro fascino e spessore. E' appena cominciato su Sky un nuovo serial, Life on Mars, che - come accade spesso, ultimamente - ha uno dei suoi punti di forza in uno dei capolavori rock di quand'ero piccolo. Parecchio piccolo, a dire il vero, 1973. Veramente piccolo *lol* Una di quelle cose che ti spinge a dire "canzoni così non se ne fanno più". E il tragico/ironico è che in effetti è proprio così, se l'industria dell'intrattenimento non trova niente di meglio che rispolverare vecchie glorie: The Who per i vari CSI, il corpus dei Beatles e degli Abba per il cinema, etc. Stavolta è toccato al Duca bianco, con la song omonima di cui non posso che riportare il testo:

It's a God awful small affair
To the girl with the mousey hair
But her mummy is yelling, "No!"
And her daddy has told her to go
But her friend is no where to be seen
Now she walks through her sunken dream
To the seat with the clearest view
And she's hooked to the silver screen
But the film is a sadd'ning bore
For she's lived it ten times or more
She could spit in the eyes of fools
As they ask her to focus on
David Bowie live
Sailors
Fighting in the dance hall
Oh man!
Look at those cavemen go
It's the freakiest show
Take a look at the lawman
Beating up the wrong guy
Oh man!
Wonder if he'll ever know
He's in the best selling show
Is there life on Mars?

It's on America's tortured brow
That Mickey Mouse has grown up a cow
Now the workers have struck for fame
'Cause Lennon's on sale again
See the mice in their million hordes
From Ibiza to the Norfolk Broads
Rule Britannia is out of bounds
To my mother, my dog, and clowns
But the film is a sadd'ning bore
'Cause I wrote it ten times or more
It's about to be writ again
As I ask you to focus on

Sailors
Fighting in the dance hall
Oh man!
Look at those cavemen go
It's the freakiest show
Take a look at the lawman
Beating up the wrong guy
Oh man!
Wonder if he'll ever know
He's in the best selling show
Is there life on Mars?


E naturalmente la storia dell'investigatore catapultato non si sa come nel 1973 permette di inanellare una perla dopo l'altra, solo nella prima puntata di nuovo The Who e gli Stones. Che dire? Che certi serial sono quasi meglio da ascoltare che da vedere Non tutti, a essere sinceri. Altri, come ad esempio Dexter, meritano di essere visti e ascoltati con grande attenzione e godimento. Già, Dexter, il nostro serial killer preferito, che con la sua complicata galleria di maschere offre uno spaccato dell'uomo del XXI secolo che batte gran parte degli scritti di sociologia in cui mi sono imbattuto finora! Uno dei recenti colpi di genio è la "rivelazione" del suo essere tossicodipendente, che ribalta tutti i pregiudizi sull'etichetta, mostrandone senza pietà la componente rassicurante: meglio tossico che qualcos'altro, che nessuno sa cosa sia ed è quindi destabilizzante al massimo, atopico direbbe Rella...
Dexter

Postato da: FabioDA a 23:46 | link | commenti |
visioni, tuoni, bagliori, rotte

domenica, 29 marzo 2009

Umberto Boccioni - Visioni simultanee
Ieri (e oggi, è bene ricordarlo :) era una delle Giornate di Primavera del FAI, il Fondo per l'Ambiente italiano, istituzione meritevole che tenta di rimediare alla "disattenzione" di governo e parlamento (la minuscola è voluta) verso la questione artistica e ambientale. Di cui, faccio presente, l'Italia sarebbe la prima titolare mondiale con percentuali bulgare di beni di altissimo pregio e uno scenario naturale tra i più vari e affascinanti esistenti - almeno fino a qualche decennio fa... Anyway, per quanto apprezzi l'opera del FAI non posso non notare che la strategia adottata finora per riportare la "gente" a contatto con i monumenti altrimenti indisponibili lascia piuttosto a desiderare. Ieri si è andati a vedere palazzo Koch, sede della Banca d'Italia. Perlomeno, ci si è provato. Verso via dei Serpenti c'era una fila a esaurimento di circa 200 persone; dall'altra parte, via del Mazzarino, la fila arrivava in fondo alla via in questione ed era in aumento costante. I volontari ci hanno gentilmente informato, alle due di pomeriggio, che avevamo di fronte più di due ore e mezza di attesa perché, tra l'altro, avevano scoperto che il giro di visita non riusciva a durare 7-8 minuti come da previsione, bensì arrivava al quarto d'ora. Evidentemente non avevano abbastanza pattini da distribuire ai convenuti. Credo che sarebbe tempo di sostituire l'approccio pseudodemocratico/quantitativo con qualcosa di più attento, magari diffuso su più date, con prenotazioni telematiche etc.
Cmq dopo qualche chiacchiera e risata abbiamo deciso di cambiare obiettivo e siamo andati alle vicine Scuderie del Quirinale, dove - alla mostra del Futurismo - non c'era praticamente nessuno *lol* Bella mostra, devo dire, contrariamente alle tante critiche lette in giro sulla frammentazione campanilistica delle celebrazioni per il centenario. Non amo le iniziative enciclopediche in cui l'attenzione cede dopo poche sale e ci si trascina a stento fino alla fine senza ricordare praticamente nulla. Qui il rapporto opera/spazio è giusto per valorizzare le opere, lasciare che respirino e creino attorno a sé la famosa aura che dovrebbe ormai essere scomparsa... Peccato come al solito per un'illuminazione spesso da incompetenti, che obbliga a spostamenti rabdomantici in giro per le sale alla ricerca di un punto di vista possibile! A parte questo, ho ormai deciso che Umberto Boccioni è uno dei miei preferiti, uno di quelli che se ne sono andati probabilmente troppo presto, anche se di recente ho qualche dubbio sulla pertinenza di simii osservazioni... L'ottimismo è più forte della ragione, però, e una ricerca che aveva portato agli Stati d'animo (sotto il 2) - esempio di una mirabile sinestesia - o alle Visioni simultanee qui sopra avrebbe dato chissà quali altri frutti. Da segnalare un magnifico Severini, La danza del Pan Pan al Monico, un grande formato che irradia le sue armonie coloriche per l'intero pianterreno, un bel Picabia verso la fine e I funerali dell'anarchico Galli di Carrà, che è sempre un gran bel vedere. Nel complesso i pregiudizi giovanili che nutrivo verso il movimento cedono il passo a una coscienza estetica più matura e ogni incontro col Futurismo rivela nuove sfumature ed emozioni: una delle ultime occasioni in cui riflessione intellettuale e risultato artistico si rafforzano e completano in una bella esperienza.
Umberto Boccioni - Stati d'animo II Quelli che vanno 

Postato da: FabioDA a 12:32 | link | commenti |
visioni, rotte

lunedì, 12 gennaio 2009

Black on Grey - Rothko
Ci sono corrispondenze che non capiamo, ma che sono lì, che ci aspettano. Ed è regolarmente come ritrovare un vecchio amico, uno di quelli che non vedi spesso, ma quando lo rincontri sembra non sia passato neanche un giorno. Piano piano ti abitui, anche se un vago senso di meraviglia resta, sullo sfondo. Così non mi sono stupito più di tanto scoprendo che a Londra c'era una mostra su Rothko, uno dei miei artisti preferiti. I viandanti affezionati ad Aforismatica ricorderanno forse che l'anno scorso ci fu una personale a Roma alla quale dedicai il primo (e unico, finora) post audio del blog. Stavolta ero alla Tate Modern (che tra l'altro mi ha impressionato per l'architettura, ma molto meno per la qualità delle collezioni) e si parlava dell'ultimo periodo: la monumentalità dei Seagram Murals, i Black on Black e la serie finale dei Black on Grey. Nove sale molto intense, acchiappate alle sette di sera di sabato 3 gennaio, con pochissima gente contro le folle di qualche mattina prima; un'audio/video guida bellissima ed esauriente, con poesie ispirate all'arte di Rothko recitate dagli autori, interviste al curatore e ad altri personaggi importanti, altre immagini a supporto e la bellezza silenziosa di queste grandi tele. Mai come con Rothko la sensazione di reciprocità è viva: tu guardi quella composizione apparentemente semplice e lei ti osserva, ti valuta, si gode il tuo spettacolo. In molti dei Murals, e al massimo grado nei Black on Black, guardare e vedere non coincidono. L'affiorare del senso sta nelle pennellate quasi invisibili, nell'arte manuale dell'artista che ha miscelato materie diverse per ottenere un effetto infinitesimo, il guizzo del miracolo, l'enigma del sapere circondato dal mistero e dalla tenebra. Certo le riproduzioni che trovate qui sono poca cosa, la riprova che la questione dell'aura Benjamin l'aveva toppata in pieno Davanti ai Muri di luce o ai Murals o agli struggenti Black on Grey è l'unicum del gesto pittorico che sovrasta o accoglie. La forza del colore fatto cosa e pensiero al tempo stesso. L'energia della contemplazione e della ricerca incessante che sono lì e vibrano e offrono panorami sempre diversi a chi ha gli occhi giusti.
Seagram Mural - Red on Maroon

Postato da: FabioDA a 00:13 | link | commenti |
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martedì, 06 gennaio 2009

We will rock youBuon anno! Forse un tantino fuori fase, ma auguro ai viandanti che sia cominciato come il mio. E speriamo in gruppo che continui così Una settimana a Londra, della quale mi accingo a dare brevemente conto qui e che, come accade sempre, è passata a razzo, pur avendo dato una ricca messe di spunti. Inizio da quello qui accanto, un jukebox musical in scena da sette anni al Dominion Theatre di Tottenham Court ispirato alle canzoni dei Queen - che, si sarà capito, adoro. Per questo temo di non essere un buon critico: sono state due ore abbondanti di divertimento con un tocco di stupore, per l'atmosfera, le capacità dei performer, l'affetto condiviso dagli spettatori per il vecchio Freddie. Ottime musiche, suonate live da strumentisti di classe e curate dagli stessi Queen e una storia a supporto costruita con intelligenza, ricca di battute e riferimenti al mondo del cinema e del rock. La versione finale di Bohemian Rhapsody era assolutamente da brivido. Devo ammettere che ogniPitch black volta che mi capita di vedere spettacoli simili provo una punta di invidia per coloro che vi partecipano: trovarsi su quel palco dev'essere un'esperienza indimenticabile, saper cantare così dal vivo idem... Vabbè, sarà per un'altra vita A parte questo momento topico, il vagabondare al gelo ci ha spinto spesso a restare caldi a casetta nelle notti inglesi, dove tra cene luculliane ad opera di una piccola chef di talento - ciao Simo! - e chiacchiere da frequentazione trentennale ci sono scappati anche un paio di film. Una era in effetti una seconda visione: Pitch black, col roccioso Vin Diesel già visto in XXX e probabilmente in qualche altra occasione. Film horror-fantascientifico che ha cmq un suo perché, una buona tensione narrativa e personaggi piacevoli. Se solo si capisse per quale diavolo di motivo si ostinano ad andarsene in giro in una notte brulicante di mostri...  L'altro temo non siaPathfinder stato all'altezza. Trattasi di Pathfinder, stupidaggine gotico-fantasy con vichinghi cattivoni armati fino ai denti e dotati di elmi immensamente improbabili, decisi a sterminare una popolazione di indiani americani inetti, la cui unica fortuna sta nell'aver adottato, anni prima, un giovane vichingo degenere. Almeno questa è l'opinione dei criminali assetati di sangue che lui riesce a sconfiggere profittando della loro idiozia. Niente che valga la pena di vedere in condizioni diverse da quelle descritte *lol*
L'ingresso del Dominion Theatre con la statua a Freddie Mercury

Postato da: FabioDA a 23:37 | link | commenti |
visioni, cieli, rotte



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