Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
In *loading* per queste vie


Come è ormai un classico, il primo post dopo l'estate compete a un film che non avrei probabilmente visto in altre occasioni e all'annuncio di foto anglo-gallo-irlandesi che dovrei pubblicare a momenti su Flickr. Sui momenti, com'è ormai un classico, c'è da discutere *lol* Su In Bruges probabilmente pure
A quanto mi risulta è il primo film concepito come un lungo spot sull'omonima città belga dove - come afferma a un certo punto Ralph Fiennes - vanno troppo pochi turisti, trovandosi in un posto sfigato come il Belgio: meglio così. dopotutto, sennò la rovinerebbero... E in effetti i primi venti minuti potrebbero essere docufiction, anche un po' lenta. Poi però la trama comincia a svolgersi e l'atmosfera si fa surreale: dialoghi e situazioni degne del teatro dell'assurdo, fili che iniziano ad annodarsi per tessere infine un crescendo che culmina in una bella tragedia. E non sto facendo ironia. Alla fine torna tutto, persino il turista americano testardo e obeso. Colin Farrell sembra forse un po' troppo un cocker, ma quando serve lampeggia a dovere, come lo skinhead frocetto impara a sue spese; mentre Brendan Gleeson, con l'aria del killer per caso e controvoglia è notevole. Uno dei dialoghi della girandola conclusiva, sulla torre di Bruges, tra lui e Fiennes. è memorabile! Certo, se l'avessero fatto da Mad Eye Moody e Lord Voldemort in un qualche Harry Potter, sarebbe stato probabilmente inguardabile
In questo caso, però, Martin McDonagh ha le idee piuttosto chiare e dirige una pellicola veramente inattesa. E consigliabile. Come, a occhio, l'auspicata gita a Bruges 
Già che ho menzionato il teatro dell'assurdo, profitto per un commosso ricordo dei giorni irlandesi, quando al Players Theatre del Trinity College di Dublino ho beccato Krapp's Last Tape (qui accanto nell'interpretazione di Harold Pinter). A-D-O-R-O quel lavoro, il labirinto borgesiano che prende forma dalla voce disincarnata e irriconoscibile del vecchio che ascolta, collerico, mangiando banane... A che serve la memoria se la strappiamo dalle emozioni e la consegnamo in presa diretta a un nastro? E quando viviamo, se siamo così impegnati a registrare la nostra vita mentre scorre? Più che un doppio legame è un doppio abisso. E la rivelazione di un momento, anni dopo, fa solo rabbia... Una meraviglia, Beckett nei palazzi in cui ha studiato e poi insegnato. Con l'ameno clima che, più che di sky blue, fa parlare di Trinity blue, vista la mancanza di esperienza diretta del dublinese medio *lol* Come scrive una brillante autrice dell'isola verde, Marian Keyes, in un dialogo a Dublino: "Ma qui piove sempre???" "Cosa vuole che ne sappia, ho solo dodici anni!"

Non uso spesso l'aggettivo "imperdibile", quindi una volta che lo scelgo dev'essere preso nella piena forza del termine. La mostra dedicata a Utagawa Hiroshige, maestro dello stile Ukiyo-e, le "immagini del mondo fluttuante", resterà al museo Fondazione Roma al Corso fino al 7 giugno ed è letteralmente imperdibile. Volendo, potrei sprecarmi in aggettivi, preferisco però lasciar parlare le immagini, per quanto non restituiscano - a mio parere e con buona pace dei fan del digitale
- l'effetto particolare delle stampe realizzate a mano su carta di gelso. Siamo propriamente nel regno dell'ineffabile, del silenzio zen. Preferisco parlare più estesamente della mostra, perché tra i tanti musei che conosco ormai bene, questo del Corso riesce ogni volta a darmi un'impressione di novità e cura che merita di essere sottolineata. Anche se ogni tanto l'illuminazione non è al meglio, l'attenzione riposta nel creare un'atmosfera particolare che sposi il soggetto delle esposizioni è lodevole ed efficace. Stavolta (per quella precedente clicca qui) abbiamo una riproduzione piacevole di un giardino giapponese all'ingresso, arredi e decorazioni in stile e poi stendardi, un piccolo laboratorio di calligrafia e perfino le hostess in kimono. Per non parlare dei timbri da raccogliere lungo il percorso, usanza dei pellegrini shintoisti giapponesi e di quelli jacobei nostrani
Aggiungo un interessantissimo audiovisivo sulla realizzazione delle silografie che ha suscitato la mia più profonda invidia per la maestria dell'uomo artigiano. Tralasciando la formidabile influenza del maestro sulla pittura occidentale (tra gli altri Monet, Gauguin, Van Gogh, del quale sono in mostra due belle riproduzioni in altissima definizione delle Mostre impossibili della RAI), quello che più si accosta ai miei pensieri attuali è l'armonia e la spiritualità che emana dalle sue opere. Shintoista, Hiroshige incarna il versante del meraviglioso e del sacro che il New Age tenta invano di restituire. Lo stupore ammirato, l'empatia e il rispetto per i suoi soggetti (nonché l'abilità naturalistica nel restituirne pose e colori) sono molto più netti e incisivi di quanto non sappiano dire parole di rito, tanto lise ormai da sembrare ridicole. Ogni stampa, bozzetto, appunto è un'epifania, che mostra senza ausilio razionale quanto il "semplice" fatto del vivere debba esser riscoperto nella sua pienezza e nell'incanto che sempre lo accompagna. Se sapessimo recuperare anche una frazione di un tale spirito, l'allarme ambientale non potrebbe che scomparire... Assolutamente imperdibile.
Stavolta la parola è "essenziale". Aggiungerei scabro, visto che sento come un'eco di Ungaretti. Scabro ed essenziale come un ciottolo di fiume. O un giardino zen. Vedere opere di questo genere mi riempie di gioia: è la dimostrazione lampante che tutte le fesserie che si scrivono ultimamente sulla creatività e gli ausili tecnologici senza i quali, poverina, non riesce a dare i suoi frutti sono per l'appunto fesserie. Alibi. Mosse non troppo sottili per scusare la superficialità e il vuoto che la gran parte di noi si porta dentro. E Eastwood è a sua volta una figura che illustra al meglio l'idea di Bildung e il tema del carattere caro a James Hillman. Un cammino ininterrotto, contento di ogni passo, dove ogni passo non serve per andare da qualche parte ma conta in sé, per il momento in cui viene mosso e il senso che crea.
Il tema del diverso, dell'odio che ispira, si sfalda lentamente in pregiudizi e riflessi di paure e ignoranze, in mancanze troppo profonde per esser dette e che consentono solo l'azione vile. Tutto è formalizzato, dagli insulti tra gang ai pasti a casa dei vicini musi gialli, ma è evidente che si tratta di modulazioni di diversa ampiezza della stessa forma: da una parte la recita che deve convincere per primo chi la mette in scena (di esistere, di valere qualcosa, di essere qualcuno); dall'altra il legame tra persone e generazioni, lo spessore della cultura condivisa. Anch'essa capace di pregiudizi, naturalmente, come tutte le culture, ma perlomeno viva e accogliente per i suoi componenti. E anche per qualche raro outsider. L'uso sottile della forma è, infine, quello che consente la mossa vincente. Uno scacco, bisogna ammetterlo, che tradisce l'unica "debolezza" del film: la fiducia ancora non appannata nel funzionamento delle istituzioni, nella macchina della giustizia, in un sistema di aspettative che purtroppo ha dimostrato più e più volte di non essere così affidabile. A noi sarebbe mai venuto in mente un epilogo così?

Ci sono problemi imprevisti con la statistica, che ne rivelano la dimensione sognante più che scientifica: è contro ogni possibilità teorica una tale concentrazione di uomini infimi in un'assemblea. Incolti, ignoranti delle più elementari regole del gioco democratico, dimentichi di ogni minima responsabilità di ruolo, si limitano all'assenso automatico a ogni nuova strambata di un leader visibilmente affetto da demenza senile e deliri di onnipotenza. Pareto avrebbe grosse difficoltà a individuare un qualunque criterio elitista accettabile per questa galleria di (a)varia(ta) umanità,Tocqueville sorriderebbe tristemente... Entrambi hanno almeno avuto la fortuna di non dover vivere questa terribile eclissi di dignità.
Che un faccendiere, un voltagabbana, un satrapo di provincia faccia cadere un governo per i suoi squallidi casi personali è già grave. Che la moglie stabilisca paralleli tra i suoi stessi squallidi casi e ciò che avviene, a suo dire, al pontefice dovrebbe essere un problema per i tanti cattolici entusiasti delle ultime ore, ma lascia comunque perplessi. Che lo stesso sepolcro imbiancato citi, per giustificare le sue scelte indegne, i versi di un poeta che ha pagato con la vita i suoi ideali, questo è veramente scandaloso!!! Mi auguro sinceramente che il recente discorso in Senato sia una profezia che sta per avverarsi. Lentamente e con dolore.
Come si fa a non vedere che il problema non è il rom assassino che si fa bello delle sue gesta, ma chi pensa di sfruttarlo per ottenere visibilità mediatica? E soprattutto come si fa ad accettare supinamente una cultura in cui la visibilità costruita sul sangue è fonte di richiamo e interesse?
Ci sono cose che mi danno veramente sui nervi. Una in particolare è quando la logica (?) di mercato che già condiziona più che abbastanza la mia vita arriva a corrodere i pochi punti fermi che pensavo di aver trovato nel desolante panorama dell'attualità. Può forse sembrare esagerato, ma quando è da sempre che vivi a suon di musica - una certa musica, naturalmente
- la certezza di avere qualcuno che la pensa come te e che sa regalarti qualche ora di eccellente ascolto, insegnandoti al contempo delle cosette che nonostante la miglior buona volontà ti erano sfuggite, non è cosa da poco. Sto parlando, come gli aficionados potrebbero a questo punto aver intuito, di Area protetta, condotto da anni dal buon Sergio Mancinelli - qui accanto - tra i migliori, imho, dj italiani, programma cult al quale ho avuto il piacere di partecipare qualche tempo fa (tra l'altro, per chi proprio non ne potesse più del silenzio assordante le puntate sono su Emule, chiavi di ricerca Archivio Aforismatica Area Protetta
). Ora, per una svolta (?) nella direzione artistica, il suddetto programma è stato simpaticamente soppresso da Linus - il nuovo direttore artistico, non il fumetto - senza troppe spiegazioni né a Sergio, né alle centinaia di ascoltatori che hanno prontamente chiesto ragione dell'intelligente iniziativa. Radio Capital è diventata l'ennesima radio-uguale-a-tutte-le-altre della quale si sentiva senz'altro il bisogno. Questo in omaggio a logiche (?) aziendali che questo post spiega alla perfezione e che fanno sì che non ci sia verso di ascoltare qualcosa che non sia promosso a suon di bigliettoni dalle majors di turno, senza alcuna preoccupazione per la sua qualità. La standardizzazione procede sovrana, senza tenere in alcun conto il parere di molti utenti - un bel numero, come vedremo, e mooolto motivati - che non costituiscono evidentemente maggioranza, né target appetibile e dovranno quindi sentirsi la musica che amano per altre vie. Fin qui la triste cronaca, con pessime ricadute: Radio Capital è del Gruppo L'espresso e ci si poteva stupidamente aspettare un comportamento diverso, sia a monte con un'attenta salvaguardia di orientamenti diversi dal mainstream, sia a valle con un certo rispetto per le opinioni altrui. In effetti stupidamente, ma tant'è...
C'è però un aspetto positivo, uno di quegli effetti perversi che dirigenti giovanilisti e manager imbevuti di teorie organizzative difficilmente sanno immaginare: c'è la rete, ci sono i blog, c'è qualcosa che va al di là dell'economico e tocca la sfera della passione, della condivisione, delle affinità elettive. All'indomani del colpo di mano che ha sancito la fine di una delle poche radio ascoltabili italiane, dopo i primi momenti di stupore, la community che si era raccolta attorno ad Area protetta ha cominciato a organizzarsi anche lei. Ne do conto solo oggi perché il mio legame con Sergio e il suo programma era come un'amicizia di lunga data, non serviva che lo ascoltassi regolarmente, bastava sapere che c'era: oggi, insospettito dalla ripresa delle trasmissioni che ha scatenato in me sentimenti di vivace insurrezione, ho fatto una breve ricerca, scoprendo quanto qui sopra riassunto e altre cosette molto più piacevoli.
Qui su Splinder, ad esempio, un amico ha prontamente creato un blog di supporto e coordinamento al quale consiglio caldamente di far visita. Un altro ha aperto una petizione a favore di Area protetta a questo indirizzo, mentre Rockol ospita settimanalmente delle scalette di Sergio per continuare almeno ad avere qualche buona idea musicale, in attesa che qualcuno meno annebbiato gli restituisca voce e banda.
Non credo che Linus e compagni si aspettassero tanta passione e mi auguro sinceramente che qualcuno, in un futuro non troppo lontano, li tratti con la stessa professionalità e simpatia di cui hanno dato prova in quest'occasione. Certo è che, nonostante lo scetticismo con cui guardo a livello teorico a molte manifestazioni del web, non posso che leggere questo processo con gioia. E' vero, parte da qualcosa di molto più caldo del semplice mezzo informatico - la radio, la voce, la musica e, soprattutto, la sensazione invisibile dell'unione quasi rituale che l'ascolto comune regala - ma lo strumento Internet consente oggi una flessibilità e una potenza di iniziativa che non possono non esser prese in considerazione e potrebbero, chissà, portare veramente a qualche divertente cambio di equilibri...
«Mi spiace che la Chiesa non abbia concesso i funerali a Welby dopo averli celebrati per Franco, Pinochet e uno della banda della Magliana.»
Andrea Rivera
«È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere.»
L'Osservatore Romano
Ecco le nuove famiglie, 23% di "alternative"
Crescono i single e le coppie senza figli
La Repubblica online
Qualcuno sta perdendo il senso della misura e il controllo dei nervi...
Ricevo la segnalazione e più che volentieri pubblico, vista l'assoluta sintonia...
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Michele Serra
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