Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
In *loading* per queste vie


La protesta online dei magistrati: "Tutti in tribunale con i calzini turchesi"
Voltarsi dall'altra parte o far finta di non vedere diventa sempre più difficile... Per certi versi la conferma di profezie fin troppo facili è una fortuna, per altri rende questa fase storica quasi troppo desolante.
Se la stupidità umana ti disgusta al punto da non riuscire più a godere della bellezza che nonostante tutto ti circonda, la partita è persa.

Il signor Berlusconi ha affermato che la carica di Presidente del Consiglio merita rispetto. Sono assolutamente d'accordo. Il punto è che dovrebbe essere lui il primo a ricordarsene.

Il presidente del Circolo Canottieri Aniene, che vede tra i suoi soci più illustri l'avvocato Cesare Previti, si è detto vittima della magistratura. Credo che l'assoluta scomparsa dei colpevoli sia anche statisticamente impossibile.

La maglietta era finita, anzi è proprio esaurita *lol* Da sociologo marcio, farabutto e gattocomunista trasformo questo fatto anodino in indicatore e vi leggo la sorpresa - una bella sorpresa! - del Manifesto alla risposta della famosa "ggente" al bisogno di manifestare, nel senso forte di dare a vedere, rivelare agli altri. E il fatto che ci si manifesti gattocomunisti mi sembra fantastico, il segno di una parte politica - che non chiamerei più sinistra, per quanto mi dolga, perché è un termine fuorviante e obsoleto - una parte politica, dicevo, che si emancipa dagli schemi suoi e altrui e riscopre la forza dell'ironia e del riso e, forse, auspicabilmente, apre gli occhi a nuovi ideali, nuove scale di valore. In piazza ieri, a quella splendida farsa, c'erano molti giovani, per fortuna. Uno persino un mio studente arrivato da Perugia. Ci siamo detti che ci sarebbero stati modi migliori di passare un sabato pomeriggio, ma anche che dal nostro punto di vista non c'erano alternative. E riconosco di essere un po' stanco, a dover scendere di nuovo in piazza come ai tempi del liceo, perché l'allarme continua e anzi peggiora, perché ciò che dovrebbe essere ormai scontato, presupposto della vita civile, è a rischio e pare che a molti non interessi... C'era un bellissimo striscione, con una frase di Gramsci che non posso non sottoscrivere:

Berlusconi contro i giornalisti: 'Povera Italia con questa stampa'
Riesco per una volta a essere del tutto d'accordo col premier! Davvero povera Italia, con un giornale che, per consentire ai vari Capezzone di costruire equivalenze fantasiose, crocifigge il direttore di un altro giornale con lo stile ben noto. Peccato solo che il giornale all'attacco sia il suo...

Ho la sensazione che stavolta non ci sarà una seconda stagione e a essere sinceri mi dispiace: il fatto che mi sia sparato le ultime quattro puntate tutte di fila qualcosa vorrà pure dire! Una serie molto, molto interessante, con una ricca serie di addentellati: il detective Sam Tyler viene investito nel 2008 e si sveglia nel 1973, con lo stesso grado e nel suo stesso commissariato. Solo che non è più il capo, ma dipende da un celebre figlio di... che altri non è che Harvey Keitel
Tanto perché il mondo dei serial non ha più nulla da invidiare al cinema. Una serie, per di più, in formidabile debito con cinema e musica, a partire dal titolo. Quando Sam deve mentire, usa regolarmente citazioni più o meno dotte dal cinema, come quando racconta alla madre di chiamarsi Luke Skywalker e gli ultimi episodi sono tutti giocati sull'affiorare in lui della sua parte oscura, mentre la musica, ah la musica è ovunque! Una colonna sonora da sballo, titoli di episodi presi di peso da hit del periodo, David Bowie che risuona da ogni altoparlante e anche qui citazioni, giochi di prestigio linguistici, battutacce. Poteva mancare il maggiore Tom in una serie così? Credo proprio che mi mancherà e mi trovo a un bivio: se la lasciano così, col finale - che ovviamente non rivelo - avranno tutto il mio rispetto, in questo stupido tempo di sequel e idee sfruttate oltre il limite del decente. Se invece riterranno di lasciarsi tentare, beh... una volta tanto cercherò di non stranirmi 
In segno di rispetto e riconoscenza una breve rassegna dei personaggi e interpreti: oltre a Harvey Keitel abbiamo il protagonista (Sam Tyler) Jason O'Mara, per niente irlandese; i suoi colleghi, Michael Imperioli e Jonathan Murphy, e la bella atipica Gretchen Mol, intelligente, per niente sexy o velina, ma molto, molto bella e stuzzicante. Direi che è tutto.
Leggo su un Espresso di qualche settimana fa (# 30, pp. 76-79):
"Popolarità, prestigio interno e internazionale, serietà, carisma. Tutto questo rappresenta oggi Angela 'Angie' Merkel, 55 anni, la cancelliera di Berlino [...]. 'Dagli asili all'università bisogna puntare tutto sulla cultura', è uno dei leitmotiv della Merkel. Non è solo uno slogan. Insieme ad Annette Schavan, ministro alla Cultura, ha varato la settimana scorsa un pacchetto da 18 miliardi da investire negli atenei entro il 2019."
Oggi invece mi trovo questo:
Le «10 domande» su Noemi e dintorni Berlusconi porta Repubblica in tribunale
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E' difficile non mettersi a ridere, per un primo ministro che denuncia la stampa perché gli fa delle domande scomode... A parte l'ormai certificata estinzione del senso del ridicolo e l'impossibilità italica di attingere al tragico per vivacchiare invece tra il grottesco e il patetico, ho pensato di cambiare approccio, in una specie di delirio esperienziale partecipativo. Avviso quindi i miei studenti sin da ora: il primo che a lezione si azzarda a farmi una domanda, lo denuncio!!!

Or can it...?

L'ho aspettato per 32 anni, ma ne valeva la pena! Oh sì
Lo so che l'esperienza più vicina sembra sempre la migliore: è ancora vivida, intensa, mentre i concerti di anni o decenni prima restano come tracce vaghe, ma stavolta credo di potermi sbilanciare: direi che è il più bel concerto che mi sia capitato di vivere e "concerto" è un termine insufficiente. E pazienza per i Distinti nord-ovest, la scomodità dei trespoli e l'acustica che lasciava un po' a desiderare. La carica di questa banda di vecchietti al 35esimo anno di carriera è semplicemente indescrivibile. Ero partito con aspettative altissime, visti i commenti e le anticipazioni di tanti amici che erano riusciti a non perdersi le precedenti occasioni romane, mentre a me ne era sempre capitata una. E temevo il contraccolpo. E invece... Ne sono uscito esilarato, commosso, rifocillato. Il piacere del Boss nell'essere sul palco, la familiarità e l'agio con cui tutti seguono tutti, la potenza di fuoco della E Street Band quasi al gran completo - assoluti piano e batteria (Roy Bittan e Max Weinberg) e poi Little Steven, Clarence Clemons...
- e poi i brani con cui sono cresciuto, la vibrazione dello stadio in Born to Run, Badlands e soprattutto Thunder Road. Prima nella mia classifica personale degli All-time favorites, nonostante tutto e tutti. Certo, non ero sul prato, nel delirio. Forse non è più tempo, forse decidere di comprare i biglietti a una settimana dal concerto ti porta al settore 50, fila 61, forse chissenefrega, lo spettacolo dello stadio dal nido d'aquila era un bonus in più e un po' di contemplazione monarchica non guasta. Basta essersi ricordati il binocolo 
Ogni volta li guardo e provo
a immaginare come può essere. E ogni volta arrivo a una pallida rappresentazione di cosa può significare trovarsi davanti stadi, spianate, maree umane venute lì solo per te, appese alla tua chitarra, che rabbrividiscono e gridano al tuo cenno. Ogni volta mi arrendo e mi dico che nella prossima vita sarà il caso di provarci, perché dev'essere una sensazione quasi divina. Ieri poi c'era una telecamera proprio alle spalle del palco e sugli schermi arrivavano flash della vista sul pubblico, sull'Olimpico. Fortuna che non sono invidioso, altrimenti invece di essere felice per loro potrei essere parecchio stranito *lol*
Da piccolo avevo mille citazioni del Boss sul diario. Poi si cresce e a volte si dimentica. Altre volte si cambia diario. A volte si continua a sentirsi un po' rocker anche se si fanno cose che apparentemente non c'entrano niente. Così ho pensato di chiudere il post con una citazione lunga, di una canzone che non sentivo da tanti anni, di quelle che però non appena te le ricordi sono lì come se le avessi sentite il giorno prima. Ieri sera ne sono volate parecchie, ma la più gradita è stata senz'altro No Surrender:
Well, we bursted out of class
Had to get away from those fools
We learned more from a 3-minute record, baby
Than we ever learned in school
Tonight I hear the neighborhood drummer sound
I can feel my heart begin to pound
You say you're tired and you just want to close your eyes
And follow your dreams down
Chorus:
Well, we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Like soldiers in the winter's night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender
Well, now young faces grow sad and old
And hearts of fire grow cold
We swore blood brothers against the wind
Now I'm ready to grow young again
And hear your sister's voice calling us home
Across the open yards
Well maybe we'll cut someplace of own
With these drums and these guitars

'Cause we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Blood brothers in the stormy night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender
Now on the street tonight the lights grow dim
The walls of my room are closing in
There's a war outside still raging
You say it ain't ours anymore to win
I want to sleep beneath
Peaceful skies in my lover's bed
With a wide open country in my eyes
And these romantic dreams in my head
Once we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Blood brothers in a stormy night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender
Non è strano che i mesi finiscano a spron battuto se presenzi alla discussione di 50 tesi in 3 giorni... Se poi al lavoro aggiungiamo i convegni, gli esami normali e la scrittura ordinaria c'è quasi da meravigliarsi che non vada peggio. O che si trovi il tempo per guardare anche un film ogni tanto, a parte la valanga di serial che, di loro, danno una certa dipendenza
Detto questo, una bella risata qui la si riesce a fare. Potrei divagare sulla circostanza che Funeral Party rientra in quei processi omeopatici di messa in prospettiva della morte cari a Maffesoli, che segnalano a modo loro la saturazione dell'approccio razionalistico e terrorizzato che ci porta a relegare i morenti negli ospedali, dietro barriere bianche o verdine, e poi i loro resti dietro alte mura. Sul fatto che molte piccole cose tradiscono la crescente insofferenza verso questo (ab)uso moderno: Mort di Terry Pratchett; John Doe, del quale si è già parlato tempo addietro; Six Feet Under, Ghost Whisperer e l'infinita corte di altri seriali che maneggiano più o meno genialmente l'argomento. Potrei in effetti, ma stasera non ne ho voglia. Sarà per un'altra volta
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