Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
In *loading* per queste vie


Leggevo uno dei Vetri soffiati più recenti di Eugenio Scalfari (Espresso 35/2009, p. 170). Per fortuna l'ho trovato online e il link è in fondo al post. Ho pensato comunque di riportarne un passaggio, che va a riprendere un tema che ho toccato qualche tempo fa sul mio bistrattato blog didattico Ciottoli (leggi qui). Passaggio sul quale sarebbe opportuna un'approfondita riflessione autocritica:
"Calvino aveva previsto che la letteratura del nuovo secolo e del nuovo millennio sarebbe stata caratterizzata da sei requisiti: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza [...]. Dov'è lo sbaglio di questa previsione calviniana? Nel fatto che quei sei requisiti hanno avuto negli ultimi vent'anni un'interpretazione e un'attuazione del tutto diversa ed anzi opposta a quella prevista da Calvino. La leggerezza si è trasformata in superficialità, la rapidità in pressappochismo, l'esattezza in arida pedanteria, la visibilità in esibizione, la molteplicità in trasformismo. E questa è purtroppo la realtà con la quale ci stiamo confrontando. Le parole e i valori indicati da Calvino sono stati letti a rovescio. L'eleganza intellettuale da lui auspicata e rappresentata è diventata trivialità, volgarità, pesantezza."
Per chi fosse interessato al resto dell'articolo, il link è qui.
Leggo su un Espresso di qualche settimana fa (# 30, pp. 76-79):
"Popolarità, prestigio interno e internazionale, serietà, carisma. Tutto questo rappresenta oggi Angela 'Angie' Merkel, 55 anni, la cancelliera di Berlino [...]. 'Dagli asili all'università bisogna puntare tutto sulla cultura', è uno dei leitmotiv della Merkel. Non è solo uno slogan. Insieme ad Annette Schavan, ministro alla Cultura, ha varato la settimana scorsa un pacchetto da 18 miliardi da investire negli atenei entro il 2019."
Oggi invece mi trovo questo:
Le «10 domande» su Noemi e dintorni Berlusconi porta Repubblica in tribunale
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E' difficile non mettersi a ridere, per un primo ministro che denuncia la stampa perché gli fa delle domande scomode... A parte l'ormai certificata estinzione del senso del ridicolo e l'impossibilità italica di attingere al tragico per vivacchiare invece tra il grottesco e il patetico, ho pensato di cambiare approccio, in una specie di delirio esperienziale partecipativo. Avviso quindi i miei studenti sin da ora: il primo che a lezione si azzarda a farmi una domanda, lo denuncio!!!

Or can it...?
E come Kakuzo Ozakura, l'autore del Libro del tè, che si addolorava per la rivolta delle tribù mongole nel XIII secolo non perché avesse causato morte e afflizione, ma perché aveva distrutto l'arte del tè, il più prezioso tra i frutti della cultura Song, anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque. Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza nelle piccole cose. Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?
Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite. Sì, l'universo tende segretamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l'insensatezza ci accerchia. Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, a ogni sorso, il tempo si sublima.
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, Roma, e/o, 2007, pp. 83-84.
Se Veronica diventa preda
Mi corre l'obbligo di segnalare questo bell'articolo di Adriano Sofri. Per quanto non lo trovi simpatico, ha una gran penna che, in questo caso, ha scritto cose che sottoscrivo in toto.
Sia che si scopra che il primo indiano incontrato dai padri fondatori sul territorio americano era già stato in Europa (lo racconta gustosamente James Clifford in I frutti puri
impazziscono), sia che si scopra cha a Stilo in Calabria non c'è una sola casa che abbia le pareti dritte. Il mondo si curva, si adatta, ci rinfaccia le nostre aspettative e sta lì a ricordarci che, non solo siamo ignoranti, ma siamo degli ignoranti saccenti.
F. La Cecla, Perdersi. L'uomo senza ambiente, Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 128-129.
Io quest'uomo lo adoro!
Ma bene, ma bene
Paul Samuelson, Nobel per l'Economia 1970, «è convinto che la crisi finanziaria in corso sia stata causata da "una folle catena di ingenuità e abusi di potere, grazie a ingegnerie finanziarie di cui nessuno conosce bene il funzionamento, nemmeno quelli che le hanno create e adottate"», ci dicono Pedemonte e Pontoniere sull'ultimo
Espresso (p. 49). Da un certo punto di vista va bene sul serio, almeno per qualche anno nessun idiota economista riproporrà a idioti politici il credo liberista in una qualunque delle sue versioni. D'altro canto questa nemesi sta costando al pianeta svariate centinaia di miliardi di dolllari e come al solito non sento neanche un accenno di lamento per tutto ciò che si sarebbe potuto fare con quel denaro. Piuttosto ho sentito, ieri sera alla 7, l'ex-senatore Massimo Teodori affermare che il comportamento dell'amministrazione Bush dimostra la flessibilità e capacità di reagire alle crisi degli americani - sapete, la faccenda della nazionalizzazione da parte di un pugno di ultraliberisti irriducibili di tre colossi finanziari assortiti sull'orlo del fallimento grazie alle bizze del mercato... È meraviglioso come si riescano a trasformare decenni di comportamenti irresponsabili in un momento di gloria: basta porre l'accento sulla conclusione, che non è questione di flessibilità ma di sopravvivenza, e dimenticare di dire che a quella conclusione si è giunti per una spirale di errori, stupidità e rapacità predatrice che credo non trovi eguali nella storia!
Salvare la biodiversità per proteggere noi stessi da epidemie e crisi alimentari e preservare il più grande laboratorio farmaceutico che abbiamo. E' un messaggio chiaro e sostenuto da migliaia di dati scientifici quello racchiuso nel rapporto "Sustaining life: how human health depends on biodiversity" pubblicato dalla Oxford University Press.
Laboratorio verde, colloquio con Eric Chivian di Daniele Fanelli, L'espresso, 30/3008, pp. 47-48.
Salvare la biodiversità solo perché è giusto no? Qual è il motivo per cui il diritto a esistere di una pianta o di un organismo deve dipendere dalla sua utilità per la razza umana? Sarebbe piuttosto il caso che questa smettesse di considerarsi la cosa migliore capitata al pianeta, dato che si sta alacremente adoperando per renderlo inabitabile e ostile in nome dei suoi alti scopi. Che dovrebbero essere, se non erro, l'accumulo di risorse monetarie da parte di un pugno di individui poco rappresentativi della specie e ancor meno stimabili. Mi chiedo sempre più spesso se il vero eroe di Matrix non fosse l'agente Smith e Neo la semplice eccezione che conferma la regola. Soprattutto quando leggo passi come questo, prova di un antropocentrismo scandaloso eppure salutato con entusiasmo acritico da chi non ha capito che è proprio l'atteggiamento che rivela l'origine dello sconquasso.
Leggevo un articolo di Saviano sulla stupidità umana, e in particolare dell'istituzione-scuola, e ci ho trovato una poesia di Danilo Dolci che mi ha colpito. Devo ammettere la mia ignoranza: prima di questo incontro non sapevo neanche chi fosse. Ora ne so di più, non molto ma almeno qualcosa e prevedo di approfondire in futuro. Nel frattempo, però, la poesia merita:
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Il problema è quando ti svegli e sei rimasto solo...
I burocrati sono degli eroi. Sulle loro spalle grava, dai secoli dei secoli, il compito di nominare e riordinare gli esseri umani uno per uno. E poiché una delle poche cose acclarate della vicenda umana è il disordine, è il nostro brulicante, inesausto nascere, morire, mutare stato anagrafico e condizione patrimoniale, spostarsi, sparire, ricomparire, il burocrate è, per eccellenza, colui che cerca di ottenere l'impossibile: fissare in lettere e numeri la fisionomia cangiante del mondo. Definire l'incerto fingendolo certo. Ammaestrare la belva del caos, condurla in gabbia e mettersi le chiavi in tasca.
M. Serra, Pianeta burocrate, L'espresso
Quando penso a un'analisi immaginale della realtà intendo proprio questo: il clima interiore, spesso non percepito, in cui si svolgono le azioni, perfino quelle all'apparenza più logiche e razionali - Weber docet...
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