Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
In *loading* per queste vie


In effetti sto battendo un po' la fiacca
La casa sul lago del tempo l'ho visto venerdì sera, ma la visita di un'amica e intense dinamiche di gioco mi hanno un attimo distratto. Mettiamoci poi l'attuale ritorno di fiamma per i film e il fatto che questo non è che sia un capolavoro ed ecco qua il piccolo ritardo spiegato. Filmetto fantastico, piacevole, romantico, con happy ending d'ordinanza, due bravi attori che si sono concessi, direi, una vacanza da progetti più impegnativi - Sandra Bullock e uno dei miei preferiti, Keanu Reeves anche se un tantino imbolsito
- una cosetta insomma da vedere senza aspettative o pretese eccessive, col fascino inevitabile degli slittamenti temporali e della seconda possibilità cui tutti, almeno una volta nella vita, vorremmo poter ricorrere, per porre rimedio, per giocare l'altra carta, per dire l'altra cosa che avevamo in mente ma non abbiamo avuto il coraggio...
Alla fine l'ho visto! Dopo pressioni, consigli e panegirici da parte di numerosi amici, il caso me l'ha servito su un piatto d'argento superando le mie probabili obiezioni inconsce: non amo i film con bambini/e, di rado riesco a trovarne uno privo di una certa retorica "adulta" e/o condiscendenza e poi, soprattutto quando c'è di mezzo il fantasy, si rischia un'estetica barocca o infantilista che per un cultore cresciuto del genere è assolutamente indigesta. Guillermo Del Toro ha però aggirato molto bene questi ostacoli. A parte che più che fantasy lo definirei, con parte della critica, onirico-visionario, il contrappunto a volte surreale delle tristi vicende spagnole riesce a creare una trama indefinibile, confusionaria nel senso alto del notturno durandiano, dove l'inatteso è costantemente in agguato e la percezione del mito vivente è più facile. Un toccasana poi il casting: visi normali se non brutti, nessun ammiccamento all'estetica patinata del mainstream corrente, mentre anche le creature fantastiche non hanno affatto l'aria del peluche. Anzi, fino all'ultimo portano a sospettare una qualche fregatura... Sensazione che il finale non riesce a sciogliere del tutto. Una realizzazione molto, molto interessante!
Che un faccendiere, un voltagabbana, un satrapo di provincia faccia cadere un governo per i suoi squallidi casi personali è già grave. Che la moglie stabilisca paralleli tra i suoi stessi squallidi casi e ciò che avviene, a suo dire, al pontefice dovrebbe essere un problema per i tanti cattolici entusiasti delle ultime ore, ma lascia comunque perplessi. Che lo stesso sepolcro imbiancato citi, per giustificare le sue scelte indegne, i versi di un poeta che ha pagato con la vita i suoi ideali, questo è veramente scandaloso!!! Mi auguro sinceramente che il recente discorso in Senato sia una profezia che sta per avverarsi. Lentamente e con dolore.
Credevo molto peggio *grin* Di solito regie in vena di sperimentazione e cast stellari congiurano per realizzare qualcosa di assolutamente al di sotto delle aspettative; in questo caso se ne può discutere
Il ritmo e l'ispirazione di scenografo e regista vanno progressivamente scemando, e questo è un punto critico, sebbene anch'esso condiviso con la gran parte dei film simili, prodotti crossover sia di genere che di stile. Domino dovrebbe essere una bio-pic, per quanto possa sembrare improbabile vedendolo, ma scivola spesso nella commedia, nel videoclip, nell'action movie... Tony Scott non aveva le idee granché chiare e la cosa si riflette nel farsi del film, che a tratti - tipo l'episodio con Tom Waits - è francamente incomprensibile. Una cosetta notturna, insomma, con Mickey Rourke e Christopher Walken ispirati, colori folli e personaggi spesso sopra le righe. L'interrogativo più irto riguarda per me il motivo per cui Hollywood ha deciso che le piace Keira Knightley, qui terribilmente ganassona ed estremamente fuori parte.
Tendo a evitare commenti sull'attualità, sia politica che di altro genere, per diversi motivi: un profondo senso di noia e di déjà vu, lo scarso agio con cui si gestisce in simili casi una posizione capace di aggiungere peso alle proprie idee, la caducità dell'esempio puntuale. Ci sono però momenti in cui la misura è veramente colma, come questi giorni, e cerco allora delle vie traverse per alleggerirmi l'anima. Oggi ho fatto una ricerca su Google Immagini con parole
chiave "male misura colma" alla ricerca di un'antica vignetta del Male... Quale sorpresa quando la prima voce proposta dal motore di ricerca si è rivelata essere... questo blog
Ho scoperto così che la misura era già colma il 30 settembre 2005 e mi sono come sempre stupito della capacità umana di sopportazione e del brillante esempio di convivenza empirica con opposti inconciliabili nella vita del singolo - Maffesoli docet
La qual cosa mi ha fatto decidere di devolvere il post che avevo in mente - questo cioè - a una piccola lezione di storia alternativa per chi non abbia avuto la fortuna di dover contendere le poche copie disponibili con i celerini. Come sempre ormai, in quest'epoca di patchwork e découpage, di mio ci metto poco: mi limito a segnalare l'interessante voce su Wikipedia e a constatare per l'ennesima volta una verità scomoda: in questo mondo ipocrita manca la ferocia cosciente, la statura morale necessaria a indignarsi e a sbeffeggiare i tanti che se lo meritano. E' pur vero che rischiano di essere ormai troppi, ma è proprio quando il gioco si fa duro... no? Dedico quindi quest'ennesimo ricordo di un tempo che fu ai protagonisti odierni, i vari Mastella, Ferrara, Cuffaro, Ruini e quanti altri campioni ci propone la Curia, aggiungendovi una ghiotta regalia: una vignetta e un sonetto, pensate un po', del Belli
tanto per ricordare al buon Ruini lo spirito romano verso i pari suoi...
ER GALATEO CRISTIANO. II
Incontrai jermatina a Vvia Leccosa
Un Cardinale drento a un carrozzino,
Che, ssi nun fussi stato l'umbrellino,
Lo pijjavi p'er leggno d'una sposa.
Ar vedemmelo llì, ppe ffà una cosa,
Je vorzi dunque dedicà un inchino,
E mmessame la mano ar berettino
Piegai er collo e ccaricai la dosa.
E acciò la conveggnenza nun ze sperda
In smorfie, ciaggiontai ccusì a la lesta:
"Je piasce, Eminentissimo, la mmerda?"
Appena Su' Eminenza se fu accorta
Der comprimento mio, cacciò la testa
E mme fesce de sì ppiù dd'una vorta.
5 aprile 1835

P.S. Non posso esimermi dall'aggiungere al pacco regalo l'ultimo articolo in proposito di Eugenio Scalfari, uno dei pochi che ancora dispone dell'intelletto e della dignità necessari ad avere un'opinione propria
Un bel film fatto di nulla. Un'ora e quaranta di Will Smith, una cagna adorabile e una New York irreale, metafora del mondo e della cultura occidentale. Effetti dosati con cura, regia eccellente che costruisce il metatesto della storia con abilità e poche cadute, sulle quali si sorvola quasi senza accorgersene. Il padre de L'ombra dello scorpione di Stephen King viene opportunamente a ricordarci alcune semplici verità che la retorica salvifica della medicina continua a smentire con proclami sempre più ottimistici: ho letto recentemente che basterà arrivare in buona salute al 2030 per essere virtualmente immortali - sempre che si disponga di montagne di quattrini, naturalmente, ma questo è un aspetto secondario che impallidisce davanti al fascino della promessa. La lunga lista di medicinali che si rivelano veleni o tradiscono le migliori aspettative sembra appartenere a un'altra scienza, a un altro mondo. Il tempo e il luogo, però, purtroppo, sono qui e adesso e l'immaginario, spesso più acuto e meno ipocrita dei tanti ideologi dell'immortalità, vuole rimarcare che l'evidenza dimostra che non siamo in grado di prevedere alcunché e che le grandi conquiste tendono a trasformarsi nel peggiore degli incubi. Esattamente come accade in Io sono Leggenda dove il protagonista sottolinea con rabbia che "la colpa non è di Dio, è nostra!"

S'è capito che mi è piaciuto?
Erano anni che non mi capitava e - sì, sì, sarà stata la giusta disposizione d'animo, il tempo fuori così uggioso, quello che vi pare - credo proprio che vada celebrato! Mi sono accorto di un paio di cose: che ho i Beatles incastonati nella carne, in modo irrimediabile, e che in effetti non sono più giovane. Cosa questa che sapevo, ma che non avevo ancora capito, bene. Dalla prima inquadratura in poi ho avuto due film, quello sullo schermo, splendido per musiche, originalissima lingua cinematografica, casting e chi più ne ha più ne metta, e quello dentro, fatto di flash di ricordi, brividi, nostalgia e ritrovamenti. Non è che mi abbia fatto ricordare, mi ha fatto rivivere ed è stato bellissimo...
A parte tutto il resto, comunque, un film da non perdere assolutamente, giocato su coincidenze narrative tra plot e Beatles, in modo da raccontare attraverso questi una storia d'amore che accompagna il favoloso '68 fino alla fine. E l'atmosfera di quegli anni, assieme alla goliardia di giovani ricchi d'avvenire, è resa alla perfezione, di nuovo non descritta ma partecipata, attraverso un tessuto estetico gioioso, ricco, contrastato. Chapeau a Julie Taymor per la regia. Partecipazioni di grido Joe Cocker, come sempre a suo agio con i pezzi dei Fab Four, un grande Bono - memorabile I Am The Walrus - e una sempre conturbante Salma Hayek. Colonna sonora da acquisire in tempo reale e mille canzoni da riascoltare. Per chi non conoscesse, qui sotto una memorabile antologia da cui cominciare, che giusto per caso è stata il mio primo LP 

Avrei giurato di aver dedicato almeno un altro post a Mark Rothko, uno dei miei pittori contemporanei preferiti, ma per quanto cerchi non trovo, per cui... Vacanze natalizie all'insegna dei suoi muri di luce, con una prima visita alla bella retrospettiva con cui ha riaperto il Palazzo delle Esposizioni sabato 29 e un ritorno ieri mattina, armato di registratore digitale per il primo tentativo di podcast critico-artistico della mia carriera. Il risultato potete sentirvelo qui sotto, anche se la qualità lascia un po' a desiderare *sigh*
Note audio su Rothko
Volevo aggiungere a queste elucubrazioni solamente una nota che mi è venuta in mente tornando, a registratore ormai spento, dato che ero in moto semicongelato
: la parabola di Rothko illustra alla perfezione il problema del Nulla come lo fraintendiamo in occidente, cioè come semplice assenza. Mostra simbolicamente la percezione inconscia dell'artista del superamento di questa idea - nel ribollire ipnotico e spiraliforme delle masse coloriche, nel magnificarsi dell'importanza del gesto pittorico, della velatura, della materialità del pigmento e della tela; mostra anche, però, l'incomprensione del carattere creativo e salvifico della liberazione dalle categorizzazioni del pensiero convenzionale - nell'esito amaro del suicidio. E' impossibile modificare qualcosa dal suo interno e non riuscire a concepire un Altrove è ciò che ci sta portando alla rovina.

Difficile non essere giacobini! Non per la regina, quanto per Versailles; lei, povera, appartiene e non appartiene, perlomeno in questa lettura che ne dà Sofia Coppola, figlia d'arte ma regista originale, sempre più padrona di un linguaggio filmico che lascia parlare colori, immagini, musica e bravura espressiva degli attori più che affidarsi a battute brillanti o comunque al dialogo. E' molto ben interpretata da Kirsten Dunst, la fidanzatina dell'Uomo Ragno - quell'altro campione di espressività! - in un ruolo di tutt'altro spessore, dove trova modo di trasmettere lo stupore, l'innocenza, il peso della vita a corte con grazia, anche se forse senza quella certa scintilla che a volte fa la differenza. Mentre l'angoscia del rituale e dell'etichetta filtrano anche attraverso i colori magnifici degli arredi e dei costumi, riuscendo a comunicare l'impressione di galassia aliena che probabilmente la creazione di Luigi XIV doveva fare a tutti gli altri francesi, quelli che nell'ultimo fotogramma la devastano senza alcun riguardo estetico. Sta di fatto comunque che ne viene fuori un film assai piacevole, con un ritmo lieve e a volte vicino alla noia mostrata dai protagonisti per le lunghe giornate piene di dolciumi e vuote di tutto il resto. Un ritmo sempre più difficile da trovare in un cinema dove il montaggio da frazioni di secondo diventa sempre più la norma.
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