Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...
Ad Maiora - Mauro Lupi
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In *loading* per queste vie


E un bentornato a Carlo Verdone ci sta tutto
A una trama meno autocentrata, a personaggi plausibili e ben costruiti, a dialoghi ben scritti ed efficaci. Particolarmente efficaci le battute dei "romani" di contorno alle avventure dei due
Anche il Muccino piccolo dà buoni segni di maturazione, anche se comincia a rischiare di incastrarsi nel ruolo del giovane un po' spostato, ma di buon cuore, che si innamora e cresce. Staremo un po' a vedere... Cmq un film del buon Carlo che finalmente vale la pena di andarsi a vedere al cinema e non solo in DVD a casetta!
E in serata l'ultima tappa di un viaggio che mi porto da vent'anni, più o meno dal tempo che c'è voluto all'autore per venirne a capo. Parlo
del ciclo della Dark Tower di Stephen King, Bildungsroman se nel XX secolo ce n'è stato uno, fenomeno economico, creazione epica, testo immaginalmente eccellente, che finalmente si avvia a conclusione. E, come sempre in questi casi, c'è un po' di paura e di dolore per la fine che arriva, di anni di attesa, di partecipazione, di curiosità, di sofferenze e vita in qualche modo condivise. Ce la farà Roland di Gilead a raggiungere la Torre e la Rosa? Ce la farò a non sperare di saperne altro di lui? Il gunslinger, l'ultimo eroe in un tempo dove, come dice Fish dei Marillion, heroes don't come easy...
Tra le altre cose, oggi era anche la 14a Giornata FAI di Primavera. Il Fondo per l'Ambiente Italiano apre, in queste occasioni, monumenti di sua proprietà - salvati cioè alla possibilità delle svendite da bottegaio di Tremonti - o pubblici ma normalmente non visitabili. E così sono
andato, dopo quarant'anni che ci passavo davanti ignaro, il Palazzaccio. Come per il Vittoriano, del quale mi sono innamorato da quando l'hanno aperto!, anche questo riserva sorprese che ti lasciano di stucco e ti spingono a riflettere sul modo in cui vivi di norma i tuoi spazi. L'imponenza massiccia si bilancia in un equilibrio articolato di pieni e vuoti che porta luce ovunque e l'intento pubblico e politico è leggibilissimo in ogni sala, accanto a simboli e fregi
di complessa tessitura e interpretazione. Ma, a parte questa botta alla Carlo Giulio Argan
, altri sono i toni che preferisco ricordare: l'intento laico e antipapale con cui è stato costruito dove è stato costruito, a contrapporsi a Castel Sant'Angelo e al vecchio Stato pontificio; e, di conseguenza, l'orgoglio della nuova nazione che ancora trasmette e un certo profumo di ideale che ti farebbe quasi pensare che la giustizia tutto sommato esista e che abiti in queste aule ricche e affrescate con episodi della storia del diritto. Anche l'aula delle sessioni plenarie della Corte di Cassazione - il famoso "porto delle nebbie" romano - riscatta in qualche misura gli scempi che, suo malgrado, vi sono stati commessi.
The future teaches you to be alone
The present to be afraid and cold
So if I can shoot rabbits
Then I can shoot fascists
Bullets for your brain today
But we’ll forget it all again
Monuments put from pen to paper
Turns me into a gutless wonder
And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next
Gravity keeps my head down
Or is it maybe shame
At being so young and being so vain
Holes in your head today
But I’m a pacifist
I’ve walked la ramblas
But not with real intent
And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next
Will be next
And on the street tonight an old man plays
With newspaper cuttings of his glory days
And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next
Come dice il Liga, a volte la radio sembra sapere chi sei e ti rinfresca la memoria, in accordo con le ultime emozioni. Questa avrebbe potuto fare il paio con Street Fighting Man degli Stones sui titoli di coda di V per Vendetta di ieri. Manic Street Preachers per tenere bene a mente che c'è un limite a tutto e superarlo schiude prospettive indegne. E un ammiccamento alle strane vie della sincronicità junghiana
Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella che danza
F. Nietzsche
Esperienza potente, estetica, politica, interiore. Come direbbe il Palomba, "popo umberfirm". Va al di là del legittimo e prevalente accostamento alla realtà odierna di molte nazioni occidentali e centra uno dei nodi del nostro tempo: il rapporto tra paura e dignità. Direi di più, tra paura e sostanza umana. Come il terrore primordiale, la piena montante alimentata con vigore da media e governi (in primis gli americani, come insegnava Moore in Bowling a Columbine, poi gli altri portatori d'acqua a seguire) paralizza e allontana l'autonomia critica e spirituale, la coscienza stessa, scongiura ogni forma di dibattito e confronto, lasciando alla riva sempre più simulacri umani, sempre meno uomini.
Il contrasto tra volti vuoti e maschera piena è uno dei centri del film, un ponte potente al transpersonale, che sia ideale o forza demonica poco importa. E al tempo stesso si tematizza il dialogo numinoso tra caos, etica e speranza. Il dittatore usa il primo come spauracchio, mentre il "terrorista" - e qui prevedo dibattiti a non finire, con scarsissima attenzione all'evidente connotazione contestuale del giudizio di valore implicito - ne incarna la valenza fertile e contraddittoriale, l'essere
l'alfa e l'omega di tutto. Egli è il consuntivo della cultura che c'è stata, la sua nemesi e il germe di quella che sarà, forse. Sperabilmente. E' colui che racconta le storie che nessuno è più in grado di sapere, né vuole ascoltare ed anche qui bella è l'intima connessione tra racconto e umanità, resa con iconica perfezione nella biografia clandestina di Valérie. Il valore del racconto, in un legame simmeliano tra forma e contenuto, si dà poi a vedere nella sceneggiatura. Nelle citazioni shakespeariane, nell'allitterazione percussiva della V nella prima presentazione. E l'arte di Gabriele Lavia credo per una volta non faccia rimpiangere la recitazione del magnifico Hugo Weaving, eternamente celato dietro la maschera - peraltro splendida - di V. Ci sarebbe molto altro, in particolar modo - come dicevo - in un rapporto troppo stretto con l'oggi. Sarebbe far torto al valore immaginale del film, tuttavia, dargli troppo peso, negare l'esperienza estetica di ebbrezza e liberazione che le ultime sequenze di distruzione e gioia leggera trasmettono. Fuochi d'artificio sulla rovina, la vita che trionfa di se stessa e delle forme oscene che a volte la costringiamo a rivestire.

Nonostante l'attenzione maniacale che il sistema pone nel programmare l'obsolescenza delle merci, capita a volte che insieme si abbiano idee notevoli. Di questa in particolare mi sembrava il caso di dare notizia, tanto per sottolineare un'altra volta che l'azione soggettiva, individuale e collettiva, riesce spesso a sconfiggere meccanismi all'apparenza irresistibili. Che sia di buon auspicio per nuove iniziative intelligenti e sagge
Se prima era di palo in frasca...
Che dire? Lo volevo vedere da parecchio, ma proprio all'indomani di una lezione ad hoc, dopo aver scritto un libro in cui gran parte della storia inizia proprio da qui (sì è vero, così si sa già chi è l'assassino, ma ci vuole pazienza :o), ha tutto un altro fascino! Attori eccellenti - su tutti Joseph Fiennes e Peter Ustinov - ricostruzione puntigliosa degli avvenimenti e dell'atmosfera del tempo, decisamente da vedere. Certo, da romano non posso dire che l'affresco della capitale equiparata a Babilonia mi abbia fatto particolarmente piacere, anche se il vero problema è che aveva una sconfortante aria da déjà vu... Con un po' di cinismo autolesionista e partigiano non posso non pensare senza un ghigno alla reazione del povero Martin al pastore tedesco
Di palo in frasca, si potrebbe dire, se non fosse che tendo a lasciarmi trascinare dalla corrente e quindi la frase non ha alcun tono pregiudiziale. Anzi, è la norma: pianificare tutto è una solenne rottura, per nulla divertente o spaesante
E' così che son finito a vedere le avventure di un pugno di personaggi di plastilina, orchestrate da un'intelligenza fine e capace di dettagli umoristici di pregio. Al di là della trama e delle citazioni più o meno dotte da altri eventi cinematografici, cmq, quello che veramente mi ha impressionato è l'abilità folle che presiede alla fattura del film: statuette in plastilina realizzate con cura maniacale e animate con pazienza certosina, l'espressività raggiunta attraverso l'evidente passione per la specifica via scelta. Passione che riverbera sul risultato finale, dandogli quel quid di irripetibile che nessun'altra forma avrebbe rivelato!
Dovrei aspettare un momento, perché questa è una di quelle circostanze in cui le cose vanno digerite, rigustate, ruminate. 6 ore di film che riconciliano con il genio italico, cosa che per fortuna ultimamente capita spesso; un film civile, bravi attori e regia e una splendida sceneggiatura, mai banale, ricca di frasi che varrebbe la pena ricordare, se non le avessi già dimenticate
Due round da 3 ore l'uno non aiutano la memoria, vorrà dire che farò una volta tanto il bravo e me lo riguarderò con calma, col blocchetto degli appunti. Per il momento chapeau agli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli, che per trovare i nomi son dovuto andare su IMDb, mah! Un film civile, perché civico è veramente brutto (a proposito di cultura implicita :o), che intreccia le trame più svariate per un affresco di questo nostro povero paese tragicamente riconoscibile, perlomeno per la mia generazione. Brividi, lacrime di compassione e rabbia, risate e lo sgranarsi sottile di destini demonici, a volte feroci a volte clementi. Mi chiedo quando faremo pace con quel passato ancora così ingombrante, quanti altri film dovremo vedere prima di poter dire che è passata e ora andrà meglio, quando riscopriremo un po' del giusto orgoglio di un'appartenenza millenaria. Però, su tutto, lo stupore ancora vivo alla faccia di tutto del protagonista Nicola Carati, un bravo Luigi Lo Cascio, che da giovane, verso Capo Nord, aveva detto: "Tutto ciò che esiste è bello!!!" e quarant'anni dopo non si sente più di sottoscrivere i tre punti esclamativi, ma riesce comunque a insegnare quella meraviglia al nipote, a farla passare indenne per i decenni grigi. E lui, il segno eroico del fratello, chiude sul filo del Circolo Polare proprio così, sul sole di mezzanotte. Tutto è bello, nonostante noi!
In tutta brevità, Corrado Guzzanti è un genio
Il "facista" Barbagli di ritorno da Marte è lo specchio perfetto delle ipocrisie e delle pochezze del nostro tempo e l'intelligenza che nasconde taglia come un rasoio e ride! Dall'Ipodio al compendio della romanità Romano Prodi un susseguirsi fantastico di fuochi d'artificio verbali e di gestualità sopraffina
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