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Parecchie idee le perdo ed è giusto così, un prezzo equo per i demoni del cammino. Qualcuna però forse vale la pena salvarla...

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domenica, 11 maggio 2008

Roma a -1, Inter fermato a Siena, crollo del Milan

Certo sarà un caso, ma dopo il repulisti di Moggi e dei suoi illustri compari le cose nel pianeta pallone si sono fatte decisamente più interessanti...

Postato da: FabioDA a 23:44 | link | commenti |
lucciole

martedì, 06 maggio 2008

Ragazzo massacrato a Verona

Non c'è che dire, basta dar loro un attimo di tempo e i giovani della nuova destra ti fanno capire immediatamente quanto sono diversi da quelli della vecchia...

Postato da: FabioDA a 00:05 | link | commenti (1) |
bagliori

domenica, 04 maggio 2008

BabelPer un po' mi sono chiesto il perché del titolo. Non vedevo problemi di comunicazione tra i vari personaggi che si aggiravano per lo schermo. Come formiche impazzite. Poi, pian piano, mi sono reso conto che la questione era più sottile e più insidiosa, aveva a che fare con la metalingua della cultura, col letto di Procuste nel quale riduciamo ciò che ci accade a un formato secondo noi comprensibile. E che genera interpretazioni discordanti, lontane anni luce l'una dall'altra e da quella che pare la verità degli eventi. Così una semplice, insensata bravata giovanile si trasforma in un attentato islamico contro gli Stati Uniti e la lingua dei media e delle istituzioni è incapace di esprimere la crudeltà gratuita del Caso - che è, neanche a farlo apposta, anagramma di caos - e rischia perfino di costare la vita alla vittima prescelta. Allo stesso tempo la lingua dei turisti è nell'impossibilità di esprimere lo stesso evento, che si inserisce con effetti devastanti in quello che doveva essere un succedersi di avvenimenti preconfezionato e controllabile: l'oscenità dell'incomprensione quando la mente ha perso ogni flessibilità e adattabilità allo scorrere della vita è forse il tratto più crudo e soffocante del film, la violenza dell'abbandono, del pullman che se ne va per ristabilire la magia rassicurante della tabella di marcia, il fresco dell'aria condizionata, la fine dell'involontaria e spaventosa contaminazione con il vero Marocco, fuori delle cartoline e dei dépliants patinati... Ed è la stessa sordità compiaciuta degli agenti di frontiera americani, che non sanno leggere una messicana con due bambini bianchi che come una clandestina o una trafficante di esseri umani.
Non che manchi il livello di incomunicabilità tra culture diverse,
che mi pare però secondario rispetto al tema principale. Urlanell'episodio succitato della sosta forzata in un villaggio non preformattato per turisti, dove la gentilezza accogliente degli abitanti si scontra con la paura e il sospetto di chi è partito senza lasciarsi alle spalle le sue ossessioni e i suoi schemi. Affiora però anche durante i preparativi per il matrimonio chicano, quando i bimbi biondi e statunitensi impattano con violenza simbolica in usi un tempo quotidiani e ora alieni come il tirare il collo a una gallina. E nelle parole spontanee di Gael Garcia Bernal, che vede gli stessi bambini come un problema e una minaccia...
E' un film di scontri e di sofferenza, che intreccia trame di ordinaria insensatezza nella speranza di trarne una qualche logica o forse nell'intento di mostrare l'inutilità del tentativo. Il gesto di amicizia e rispetto del cacciatore giapponese verso la guida marocchina è ciò che dà il via all'incredibile eppure così reale catena di eventi che porta alla miriade di catastrofi grandi e piccole che si costella in Babel. Una rappresentazione verosimile e sconfortante di pigrizia mentale contro l'indifferente ferocia del Destino, un esercizio a perdere di incasellamento degli avvenimenti in caselle ordinate, sterilizzate e comprensibili, inutile come l'attenzione di Cate Blanchett per la qualità del ghiaccio nella Coca e il successivo doversi far dare dei punti con un ago sterilizzato alla fiamma di un accendino usa e getta. Lo definirei un arabesco di gesti immaginali forti che ritrae un'umanità incapace di riscatto.
Un'immagine di Babel

Postato da: FabioDA a 00:21 | link | commenti |
visioni, bagliori

venerdì, 02 maggio 2008

«Gli antichi Greci tenevano in gran conto l'educazione fisica e avevano adottato la politica di incoraggiare le competizioni atletiche con premi importanti. Stranamente, però, non ho mai trovato scritto da nessuna parte che abbiano attribuito qualche riconoscimento alla sapienza degli studiosi, cosa che ho sempre considerato un mistero [...]. Tre giorni fa, tuttavia, nel corso delle mie ricerche nel campo dell'estetica, di colpo ne ho scoperto la ragione, dissipando un dubbio che mi tormentava da anni [...]. E chi credete che abbia spiegato questa contraddizione, che abbia fatto emergere per l'eternità dal profondo delle tenebre il mio dubbio? Il più grande studioso di tutti i tempi, il famoso filosofo greco della scuola peripatetica, Aristotele in persona. Secondo la sua teoria, se i premi che i Greci assegnavano nelle competizioni valevano di più delle capacità di coloro cui venivano attribuiti, era perché costituivano, oltre a una ricompensa, anche un incoraggiamento. Ma se avessero dovuto premiare la sapienza, cosa avrebbero potuto offrire che valesse di più della sapienza stessa? Esiste al mondo qualcosa del genere? Ovviamente no. E offrendo qualcosa di più vile, avrebbero finiro con il ledere la dignità della sapienza.»

Natsume Soseki, Io sono un gatto, Vicenza, Neri Pozza, 2006, pp. 168-169

Postato da: FabioDA a 11:33 | link | commenti |
asterischi

The Hunting PartyChissà perché in questa stagione non si riesce mai a tirare un attimo il fiato Per quanto si cerchi di evitarlo, le cose si accavallano e sei sempre in ritardo. Come adesso, che il film l'ho visto lunedì sera e ne scrivo che è già venerdì. Pazienza, ce ne faremo una ragione immagino, ma cmq keppalle! Anyway, The Hunting Party mi ha lasciato un tantino interdetto. Mi è piaciuto e non posso che apprezzare la tigna con cui Richard Gere - che tra l'altro invecchia senza trucchi, chapeau - insiste a fare film su vicende a dir poco scomode che insistono ad avvenire nel mondo nonostante tanti proclami in senso contrario. Stavolta parliamo dei criminali contro l'umanità che ancora si aggirano più o meno indisturbati in quel dei Balcani: un improbabile terzetto, formato da lui, da Terrence Howard e da Jesse Eisenberg, cerca di catturare la Volpe, un carognone responsabile di eccidi, stupri e tutto il solito atroce corredo che la purezza porta con sé quando perde il senso della misura. Non dirò se ci riescano o meno. Il problema filmico è che l'inizio e la fine della pellicola hanno uno stile, il resto un altro; alcuni passaggi hanno un tono tragico, altri uno da commedia, altri addirittura scivolano nel surreale, come nei contatti con le forze delle Nazioni Unite - ma quella non è colpa del regista o degli sceneggiatori, è la realtà che supera effettivamente se stessa! Insomma, c'è qualcosa di spiazzante che non credo sia voluto e ti lascia una lieve vertigine un po' spiacevole. Nel complesso, però, l'impegno, la recitazione, la denuncia suppliscono più che abbondantemente a questi peccati veniali. Direi che si può vedere senza problemi, magari vergognandosi un po' della colossale ipocrisia che bene o male avalliamo tutti.

Postato da: FabioDA a 00:25 | link | commenti |
visioni

martedì, 29 aprile 2008

Ford Prefect e Arthur Dent
Immagino che molti non sappiano chi sono i nostri eroi qui sopra. Si tratta di Ford Prefect, in piedi, redattore della Guida intergalattica per autostoppisti, che cerca di convincere Arthur Dent, seduto in terra, a lasciar perdere la lotta per salvare casa sua dallo YELLOW bulldozer là dietro e ad andare a bersi una pinta di birra con lui. Tanto la Terra sta per essere rasa al suolo da una flotta di costruttori di tangenziali spaziali... In giorni come oggi amerei avere il pollice spaziale di Ford, un faro che emette un segnale di richiesta di passaggio alla prima astronave che si trovi nei pressi. Una scampagnata nella galassia per qualche anno potrebbe aiutare...

Postato da: FabioDA a 01:15 | link | commenti |
lucciole, roghi

domenica, 27 aprile 2008

Ghost RiderWeekend rilassante per riprendersi dalle settimane trascorse e vedere di affrontare le prossime, che non promettono niente di buono, temo ottima occasione per liquidare alcuni arretrati come quello qui accanto, che in qualunque altro momento avrei preso con molta, molta meno filosofia di quanto non abbia fatto invece l'altra sera *evil grin* Ghost Rider è un film di quelli per cui ti chiedi come sia venuto in mente agli attori di prendervi parte e ai finanziatori di investire dei fondi per produrlo. Detto questo, però, gli effetti speciali sono strepitosi, soprattutto quello che trasforma un Nicolas Cage irriconoscibile in un teschio fiammeggiante estremamente cool. Anche la cavalcata dei due rider fianco a fianco è un bel momento e, sì, anche le acrobazie motociclistiche non sono male Detto questo, si è anche giocato parecchio a Puerto Rico, di cui avevo parlato tempo addietro - tra l'altro ho appena scoperto cheI due superpiedi quasi piatti è strettamente correlato con film stupidi - e si è anche visto altro, tonico e rinfrescante... Un tuffo tra le gag e le risse della premiata ditta Hill & Spencer è sempre rigenerante, persino quando te lo passano sul canale dedicato all'Uomo con la maiuscola, nel senso di vero maschio, naturalmente. La scena di apertura in cui i nostri sfasciano in sequenza le macchine alla ghenga dei cattivi è esilarante, il resto fa perlomeno sorridere e certe battute sono da antologia: "Saluti il vescovo, ora il drago e il gattaccio tornano nelle tane" è spettacolare! Segnalo anche il neologismo "ingreppiarsi" nel senso di andare a mangiare che fa il paio con "ammandrillarsi" nel senso di eccitarsi di Non c'è due senza quattro

Postato da: FabioDA a 23:34 | link | commenti |
visioni

domenica, 20 aprile 2008

Le legioni ai Fori
Con un giorno di anticipo abbiamo festeggiato il Natale di Roma 2761 anni fa, dice la leggenda, Romolo tracciò il fatidico solco e cominciò l'avventura. Oggi al Circo Massimo si sono date appuntamento legioni da tutta Europa per gli auguri e devo dire che, a parte il fatto che è stato veramente uno spettacolo, l'idea che tanta gente sia disposta a sobbarcarsi viaggio, attesa, fatica solo per rivivere immaginalmente il mito di questa città mi ha commosso. Hai un bell'essere cosmopolita, quando la Fortuna
In attesa al Circo Massimo ha voluto che nascessi qui è difficile non farci caso, non esserne orgogliosi E così, complice la venuta del buon Iak - si, nella foto di chiusura è proprio lui - siamo andati a goderci la sfilata. Mi ricordava, in bello, Bisanzio di Guccini: "Sentivo bestemmiare in alamanno e in goto". Ordini di marcia dati in latino, in romanesco, in spagnolo, tedesco, croato e chissà cos'altro in un affresco di colori, suoni, dettagli del tutto inatteso, immediatamente capace di esprimere la spinta a stare insieme di cui il mito è capace, oltre qualunque appartenenza normale. E la ricostruzione attenta delle armi, delle vesti, fino a oggetti di cui avevo solo sentito parlare, come i bastoni porta equipaggiamento sfoggiati (con sofferenza ;) dalla Legio XII Fulminata o gli stendardi e le hastae cariche di gloria dei diversi contingenti. Insomma, una gran bella mattinata, arricchita da una passeggiata per una mostra di Legambiente, dove abbiamo incontrato un turista inglese che ci ha chiesto, con gli occhi tondi: "Ma non è un giorno normale, vero? Non succede sempre che ci siano le legioni che sfilano?" Era sinceramente preoccupato - o ammirato, non si capiva bene - alla prospettiva Quando gli ho spiegato che era un'occasione particolare e che più in là c'era un intero corteo è schizzato via ringraziando per non perdersi almeno una parte della sfilata! Prima probabilmente pensava, alla Obelix: "Sono Pazzi Questi Romani!"
All'ombra del Colosseo

Postato da: FabioDA a 20:51 | link | commenti |
cieli

domenica, 13 aprile 2008

Oxford MurdersSe vi dicessi che con questo film potrei farci un semestre (compatto) di lezioni? Anzi, se vi dicessi che in pratica ce l'ho appena fatto? Incredibile ma vero, Oxford Murders è un thriller che con la scusa di un serial killer un tantino criptico prende di petto questioni filosofiche centrali del Novecento, tanto da partire con la narrazione di un aneddoto della vita di Wittgenstein e proseguire con conferenze, cenni garbati alla teoria del caos, all'indeterminazione e all'impossibilità di pensare la verità, inanellando nomi come Gödel, Heisenberg, Turing e via smarrendosi tra paradossi e serie logiche. Il tutto condito da scorci della splendida Oxford (ogni volta che la rivedo mi chiedo cosa diavolo sto a fare qui!), escursioni sentimental-erotiche più o meno necessarie ma affrontate con freschezza e originalità ed eccellenti pezzi di recitazione, affidati in buona parte a John Hurt, magistrale e sconfortato logico, e anche, devo ammettere, all'ex-Frodo, Elijah Wood, un po' cresciuto non solo di età (diversamente da quel beccaccione di Viggo sa fare anche cose interessanti ). Il teorema del titolo italiano è l'intero film, che può interpretarsi senza difficoltà come la dimostrazione (il quod erat demonstrandum della simil-soluzione dell'ultimo teorema di Fermat) dell'assunto iniziale, prima esposto grazie al Tractatus, poi attraverso un'applicazione eterodossa basata su Cluedo. Per i miei aspiranti investigatori c'è un repertorio di strumenti critici e dimostrazioni empiriche volte a mettere in crisi ogni meccanico affidarsi a test e prove materiali: ogni cosa si applica ad almeno due sospettati e ogni deduzione è completabile in più direzioni, senza che l'affidabilità logica ne sia compromessa. E le soluzioni... beh, le soluzioni vanno prese col famoso beneficio d'inventario! Anche quelle apparentemente incontrovertibili. Dubbio, paura, bisogno di aggrapparsi a qualcosa, sconsolato realizzare che il qualcosa in questione è anch'esso inaffidabile, a meno che non si faccia finta che non lo sia. Direi anche la dimostrazione che si può fare cinema intelligente senza sacrificare il divertimento e la trama, intrecciando con gusto contenuti interessanti - alti, se vogliamo - con la notevole e sbarazzina nudità di Leonor Watling (una delle nuove muse di Almodovar), un pizzico di sfida intellettuale e citazioni dotte assortite, come la commemorazione di Guy Fawkes che non può non riportare istantaneamente a V come Vendetta. Complimenti ad Alex De La Iglesia!
Leonor Watling ed Elijah Wood in una scena di Oxford Murders

Postato da: FabioDA a 23:22 | link | commenti |
visioni, bagliori



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